Non è passata l’intera linea della Procura. Sebbene il traffico di cocaina sull’asse Calabria-Toscana sia stato confermato nelle sue linee generali, la sentenza emessa dal Gup del Tribunale di Firenze al termine del rito abbreviato segna un punto a favore delle difese su diversi fronti caldi. Quello che l’inchiesta della DDA descriveva come un "meccanismo perfetto" – fatto di auto a doppio fondo, messaggi criptati e basi operative tra Impruneta e l’hinterland fiorentino – ne esce con un bilancio di sette condanne, ma anche quattro assoluzioni totali e il crollo dell’accusa associativa per alcuni degli imputati di maggior peso.

Al centro della vicenda giudiziaria, coordinata dal pm Leopoldo De Gregorio, la figura di Pasquale Conidi, 59 anni, originario di Stefanaconi ma da tempo residente a Impruneta. Considerato il fulcro del narcotraffico sul territorio fiorentino, Conidi è stato condannato alla pena più alta: 8 anni di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per i giudici era lui a gestire le partite di droga in arrivo e a coordinare la rete di vendita, rimanendo operativo persino durante i periodi di detenzione domiciliare.

Tuttavia, l'impianto accusatorio ha iniziato a scricchiolare su altri profili di rilievo: Antonio Callipari (32 anni) condannato a 7 anni e 40mila euro di multa per le cessioni di stupefacente, ma assolto dall’accusa di associazione a delinquere (capo 1) per non aver commesso il fatto. Giuseppe Foti (47 anni), vibonese di Stefanaconi, noto come “Peppone”, per il quale l'accusa aveva chiesto ben 14 anni. La difesa ha ottenuto il proscioglimento dall'accusa di essere promotore e finanziatore del sodalizio. Foti è stato condannato a 4 anni solo per un singolo episodio specifico, vedendo cadere l'intera impalcatura associativa. Ardian Sufaj (41 anni), cittadino albanese, ha ricevuto una condanna a 4 anni di reclusione e 20mila euro di multa. Maria Louise Mazzotta (49 anni) ha visto il calcolo della continuazione con reati precedenti, portando a una pena rideterminata in 4 anni e 2 mesi. Chiudono il quadro delle condanne Giampaolo Fiore (2 anni) e Arben Kuka (1 anno e 8 mesi), per i quali sono state riconosciute responsabilità minori rispetto al disegno globale ipotizzato inizialmente.

Il vero colpo di scena della sentenza riguarda però i quattro proscioglimenti totali, che smontano la tesi della logistica e del riciclaggio transfrontaliero. Escono dal processo con formula piena Fabio Cugliari e Marco Trimarchi, entrambi di Carmagnola. Erano stati descritti come figure cruciali: il primo come corriere della "polvere bianca", il secondo come la mente finanziaria incaricata di spostare i capitali verso Svizzera e Germania. Per entrambi, il Tribunale ha stabilito l'assoluzione per non aver commesso il fatto, disponendo l'immediata scarcerazione.

Stessa sorte per Mohamed Mansour Khaled Hassan e Sergio Serratore. Secondo gli inquirenti, i due gestivano un canale di spaccio parallelo attraverso un locale pubblico di Firenze, agendo da intermediari tra il gruppo calabrese e la piazza nordafricana. Anche per loro, il giudice ha sentenziato che "il fatto non sussiste", azzerando di fatto le accuse legate a questo specifico filone dell'indagine.

Se da un lato la sentenza conferma l'esistenza di un canale di approvvigionamento di cocaina tra il Vibonese e la Toscana, dall'altro la caduta di molte contestazioni associative e il proscioglimento dei presunti "esattori" e "trasportatori" restituisce l'immagine di un'organizzazione meno monolitica di quanto ipotizzato. Le motivazioni, attese nelle prossime settimane, chiariranno dove le prove raccolte dalle intercettazioni e dai pedinamenti non sono state ritenute sufficienti a reggere il vaglio del tribunale.