Faida di Platì, lascia il carcere di Regina Coeli uno degli indagati (NOME)
Al centro della vicenda la sparizione e la conseguente uccisione di una persona inghiottita dalla lupara bianca nell'estate del 2001
Lascia il carcere una delle cinque persone finite in galera a seguito dell'operazione che ha fatto luce sulla faida di Platì. Si tratta di Rosario Marando, difeso dall'avv. Francesco Lojacono. Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale di Roma , a conclusione dell'udienza tenutasi nel carcere di Regina Coeli. Si tratta dell'unico provvedimento di scarcerazione rispetto alle richieste avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Per gli altri quattro indagati sottoposti a fermo i gip competenti hanno, infatti, accolto le richieste della Procura della repubblica, emettendo le relative misure cautelari.
Le accuse. A Rosario Marando veniva contestata la partecipazione all'esecuzione dell’omicidio di Giuseppe Antonio Trimboli (intorno al 20 luglio 2001) e di Rosario e Saverio Trimboli, verosimilmente avvenuti pochi mesi dopo. Tutti inghiottiti dalla lupara bianca e mai più ritrovati. L’avv. Francesco Lojacono, (presente all’udienza, perchè difensore di Marando unitamente all’avv. Giovanna Araniti), ha evidenziato "come il principale elemento di prova a carico del suo assistito, è costituito dalle recenti dichiarazioni del neo collaboratore Domenico Agresta, non suffragate da alcun elemento di riscontro".
Il legale. Non ha mancato anche di sottolineare e documentare, altresì, "che la prima verifica dibattimentale circa l’attendibilità di Domenico Agresta, ha avuto esito negativo, in quanto proprio la mattina precedente all’esecuzione del provvedimento di fermo, la corte di Assise di Appello di Torino ha assolto Domenico Marando (fratello di Rosario, ed anch’egli difeso dall’Avv. Lojacono) dall’accusa, ribadita in aula da Domenico Agresta, di essere il mandante dell’omicidio di Romeo Roberto, nell’ambito della sanguinosa faida di Volpiano, che ha fatto seguito all’omicidio di Francesco Marando, il cui cadavere dato alle fiamme, nel maggio del 1996, è stato rinvenuto in una zona boschiva del Piemonte".
La storia della faida. A tale delitto ha fatto seguito, nel giugno del 1997, a Volpiano, il triplice omicidio di Antonino e Antonio Stefanelli e Francesco Mancuso, per il quale lo stesso Rosario Marando e Natale Trimboli erano stati condannati all’ergastolo, ma la relativa sentenza, emessa dalla Corte di Assise di Appello di Torino, non ha retto al vaglio della Cassazione, che il 27 aprile scorso ne ha disposto l’annullamento con rinvio per un nuovo giudizio. Lo stesso esito si è registrato per il successivo omicidio di Romeo Roberto, “guardaspalle” degli Stefanelli, ucciso a Torino nel gennaio del 1998, attribuito a Marando Domenico, che si è visto annullare dalla Suprema Corte la precedente condanna riportata, e che nel successivo giudizio di rinvio, è stato assolto. Una lunga scia di sangue, dunque, proseguita all’inizio degli anni duemila, con gli omicidi, in Calabria, di Pasquale Marando, e successivamente, dei tre Trimboli, oggetto del recente provvedimento di fermo emesso dalla Procura reggina. (Red 3)
