Non solo estorsioni e danneggiamenti, ma anche intestazioni fittizie di beni. Così i "Piscopisani" penetravano nel tessuto produttivo ed economico locale "riciclando" i soldi provento di attività illecite. Tra le pagine dell'ordinanza di custodia cautelare che costituisce la maxi operazione denominata "Rimpiazzo" emergono una serie di esercizi commerciali formalmente intestati ad altre persone ma secondo gli inquirenti chiaramente riconducibili al clan di Piscopio. Tra questi spicca l'American Bar situato in piazza Municipio, in pieno centro a Vibo, già oggetto di un provvedimento di chiusura emesso un anno fa dalla Prefettura e successivamente revocato.

Ricavi per pagare le spese ai detenuti Formalmente intestato all'indagato Simone Prestanicola, socio accomandatario della Sas costituita nell'ottobre del 2010, per gli inquirenti l'American Bar sarebbe gestito dai fratelli Rosario e Giovanni Battaglia. A riferirlo sono anche i due collaboratori di giustizia che meglio conoscono gli "affari" dei Piscopisani, Raffaele Moscato e Andrea Mantella. Le loro dichiarazioni si riscontrano reciprocamente. Moscato racconta che il bar è riferibile ai fratelli Battaglia mentre Mantella dice si sapere che "Giovanni Battaglia lo gestiva con i soldi che gli ha dato Salvatore Tripodi". Secondo i pentiti, il locale sarebbe stato venduto ai "Piscopisani" al prezzo di 35mila euro e i contanti versati sarebbero stati provento di attività illecite e sarebbero stati corrisposti al Battaglia da Nicola Tripodi. Secondo quanto dice Moscato i ricavi della gestione del bar sarebbero stati destinati al pagamento delle spese legate alla detenzione dei detenuti.