Coronavirus, il primo contagiato di Lamezia: "Non sono un untore"
"Sono positivo al Coronavirus, sono a Lamezia Terme, ma non sono un untore, mi sono autodenunciato da quando sono arrivato in Calabria. Lasciateci in pace". Esordisce così l’uomo di 50 anni risultato positivo al coronavirus a Lamezia. La famiglia del signore, racconta la Presidente dell’associazione SenzaNodi, Nadia Donato, che ha raccolto la testimonianza "sta vivendo una situazione di grande difficoltà, a causa di innumerevoli aggressioni verbali ricevute anche attraverso i social".
"La gravità di quanto sta accadendo mi ha spinto a voler far chiarezza - racconta ancora l’uomo - perché è veramente incredibile quante falsità stanno facendo circolare sul mio conto”. E, precisa: “sono risultato positivo al Coronavirus dopo avere eseguito gli esami previsti. Lavoro a Bergamo per una società che opera per conto delle Ferrovie, non sono fuori dalla Calabria per divertimento ma per portare il pane alla mia famiglia. Appena rientrato dalla Lombardia da dove sono partito quando ancora non c’era l’emergenza, ho fatto quanto dovevo ed ho spontaneamente denunciato tutto ai carabinieri. Esiste in merito a quanto dico una documentazione che attesta tutto. A seguito di una febbricola, ho deciso di andare a fare un controllo, i sanitari hanno deciso cosa dovevo fare, pertanto, hanno eseguito il tampone che ha dato poi l’esito positivo".
"Da quel momento ho preso ogni tipo di provvedimento, ma anche prima non avevo avuto le frequentazioni di persone e luoghi così come nelle notizie false mi si accusa di aver fatto". E, prosegue: "Sono in quarantena, ho un po’ di febbre ma niente di più". "Sono state registrati dei messaggi vocali dove si dicono solo bugie e mi accusano di aver diffuso il Virus a Lamezia".
"Devo specificare che non lavoro con un’azienda edile di Nocera e che non sono andato in giro per nessun centro commerciale o farmacia. Oltre ai miei familiari non ho frequentato alcun parente e ho seguito il protocollo previsto dalla legge da quando sono tornato da Bergamo”. Non nasconde il suo dispiacere: “Sono un padre di famiglia che non ha messo a rischio nessuno volontariamente che ha avuto, senza sapere come, la sfortuna ad imbattersi in qualcuno che era già malato. Non mi sono nascosto e non sono scappato”. “Mi chiedo - evidenzia ancora - come è possibile che come abbiano potuto fare addirittura circolare un’ordinanza dove ci sono tutti i miei dati? Questi signori e anche quelli che fanno messaggi e post contro di noi, si rendono conto di quanto male stanno facendo?”. Conclude con una riflessione: “Pensate che io abbia voluto il Virus? Quello che è capitato a me sta capitando a migliaia di persone al mondo, tante nemmeno lo sanno, e tante stanno vivendo lo stesso strazio che la cattiveria sta facendo vivere a me e alla mia famiglia. Che sia chiaro io sono in quarantena e non sono andato in giro a divertirmi quando sono tornato da Bergamo. Senza colpe mi sono ammalato e ora mi stanno mettendo alla gogna con una serie di falsità".
La presidente dell’associazione SenzaNodi evidenzia infine che la decisione di fare queste dichiarazioni è maturata nell’uomo "davanti alla necessità di dover chiarire quanto gli sta capitando e per poter mettere fine a questa aggressione verbale e si è rivolto anche a dei legali".
