Ecco le accuse rivolte dai magistrati della Dda di Catanzaro al calciatore crotonese, coinvolto nelle attività illecite dal suocero, ritenuto legato ai clan cosentini

E’ accusato di aver partecipato alle attività di usura del suocero, Francesco Modesto, il 34enne calciatore crotonese arrestato questa mattina nell’ambito dell’inchiesta per usura ed estorsione aggravata dalle finalità mafiose condotta dal Ros e dal comando provinciale dei carabinieri di Cosenza. Al centro delle indagini le attività illecite delle cosche “Cicero-Lanzino” e “Rango-Zingari” che utilizzando i capitali della’ndrangheta concedevano prestiti con tassi d’interesse sino al 30% mensile.

La "bacinella". A chiamare in causa Modesto è stato un collaboratore di giustizia Roberto Violetta Calabrese che agli inquirenti ha raccontato i meccanismi di finanziamento di un vasto giro di usura. E in questo meccanismo il giocatore sarebbe rimasto coinvolto per colpa del suocero, Luisiano Castiglia, ritenuto legato ai clan Cicero-Lanzino e Rango-Zingari, egemoni a Cosenza e dintorni. Secondo l’accusa le cosche cosentine utilizzavano il suo conto corrente come una “bacinella” dalla quale attingere denaro contante per poi prestarlo a tassi usurai. Castiglia avrebbe garantito le somme di denaro necessarie per far fronte alle richieste degli imprenditori strozzati che, vivendo difficoltà in economiche, si rivolgevano alle cosche cosentino per ottenere dei prestiti da restituire successivamente con tassi usurai sino al 30%.

L'accusa. Per la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Francesco Modesto sarebbe stato parte integrante dell’organizzazione criminale. Secondo i magistrati, infatti, il calciatore era al corrente del fatto che il suocero prelevava ingenti somme di denaro dal suo conto corrente per prestarlo a tassi usurai ed avrebbe per questo, ottenuto benefici economici mensili che si aggiravano sui 15mila euro. (m.f.)