Si infiamma il dibattito. Giuseppe Rodolico interviene sul caso per chiedere la restituzione del materiale archeologico rinvenuto nella sua città 

Sul caso dei reparti trasferiti da Vibo a Soriano interviene anche il sindaco di Tropea Giuseppe Rodolico. Lo fa scrivendo una lunga ed articolata lettera inviata al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e al direttore generale Archeologia Gino Famiglietti per chiedere un intervento a tutela degli interessi legittimi delle comunità nei cui territori il materiale è stato rinvenuto e la revoca del provvedimento di affido dei reperti al Comune di Soriano.

La lettera. Il caso, insomma, è destinato a travalicare i confini calabresi per finire sui tavoli romani e ad alimentare ulteriormente le polemiche. “Considero veramente incredibile – scrive Rodolico - che reperti archeologici che appartengono al territorio di Tropea-Ricadi, in particolare penso a quello delle necropoli alto-medioevali di Santa Domenica di Ricadi, siano stati mandati a Soriano quando a Tropea è operativo, funzionante ed assai visitato ed apprezzato da migliaia di turisti. Un pregevole museo che nasce dalla passione civile di chi lo ha costituito e di giovani che in termini volontari prestano la loro opera e che è dotato di una sezione archeologica di materiale locale predisposto con la stessa Direttrice di Vibo Valentia inaugurata appena l’anno scorso. Museo assai importante per Tropea che va arricchito e non spogliato di possibili acquisizioni. Va anche ricordato che lo stesso comune di Ricadi custodisce del materiale ritrovato in quel territorio e si sta attrezzando di un museo per tale scopo”.

La richiesta di Rodolico è chiara ed esplicita: tutto il materiale collegato a Tropea deve essere restituito alla sua città dove – si ribadisce – esiste un museo operativo e una sezione archeologica già funzionante in grado di custodire e mettere in mostra con tutte le garanzie di legge queste testimonianze della storia tropeana. “A fronte di ciò – si chiede Rodolico - non si capisce perché tale materiale sia stato custodito per tanti anni nel museo di Vibo Valentia senza alcuna utilizzazione e valorizzazione e perché venga oggi trasferito a Soriano alla cui storia i reperti non appartengono se non in minimissima parte”.