L’asse della cocaina tra Vibo e la Sicilia: il "Professore" e la base a San Gregorio d’Ippona
L'inchiesta "Drug Parking" svela i segreti del traffico di droga. Dieci arresti per un giro d'affari milionario: i corrieri partivano dal Vibonese con carichi destinati alle piazze di Vittoria e Gela
Un ponte invisibile fatto di carichi di cocaina, chat criptate e basi logistiche insospettabili. È quanto emerso dall'operazione “Drug Parking”, l'indagine coordinata dalla DDA di Ragusa che ha portato all'arresto di 10 persone, scoperchiando un asse criminale solidissimo tra la provincia di Vibo Valentia e la Sicilia sud-orientale. Al vertice dell'organizzazione figurerebbe Emanuele Laretta, noto tra i sodali come “il Professore”, capace di tessere una fitta rete di contatti per inondare il mercato siciliano con lo stupefacente calabrese.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il cuore pulsante del rifornimento era situato a San Gregorio d’Ippona. In questa zona del Vibonese sarebbe stato individuato il "deposito" principale, situato in alcune case di campagna isolate, dove avvenivano gli scambi frenetici tra denaro e droga.
Le indagini hanno evidenziato il ruolo di un fornitore vibonese, indicato nelle intercettazioni con lo pseudonimo di “Gustavo”. L'uomo, sebbene attualmente indagato a piede libero e assolto in precedenti maxi-processi come Rinascita Scott, è ritenuto dagli investigatori il punto di raccordo fondamentale grazie ai suoi legami familiari con figure apicali della ’ndrangheta, oggi detenute al regime di 41bis.
Il meccanismo dei trasporti era oliato e sistematico. Le auto partivano dalla Sicilia, raggiungevano il deposito di San Gregorio per caricare la cocaina e ripartivano immediatamente verso Villa San Giovanni. Dopo l'attraversamento dello Stretto e il transito da Catania, il carico raggiungeva le basi di Vittoria e Gela per la distribuzione all'ingrosso.
A rendere complessa l'attività investigativa è stato l'uso massiccio di tecnologia avanzata. Il gruppo comunicava infatti attraverso criptofonini, convinto che l'uso di chat schermate potesse garantire l'impunità. Tuttavia, l'analisi incrociata delle celle telefoniche e la decriptazione di alcuni messaggi hanno permesso alla Polizia di Stato di mappare ogni spostamento, confermando come tutte le forniture avessero un'unica origine: il territorio vibonese.
Nonostante l'entità del giro d'affari da milioni di euro, il capo dell'organizzazione, Laretta, avrebbe mantenuto un profilo estremamente dimesso, delegando i contatti operativi a soggetti incensurati incaricati di fare da spola con i fornitori calabresi. Una strategia volta a mimetizzarsi tra la gente comune che però non è bastata a sfuggire alle maglie degli investigatori, che lo scorso 25 marzo hanno fatto scattare il blitz decisivo.
