Le storie dignitose di alcuni genitori segnati dalla malattia e di pari passo dal conseguenziale dolore del domani incerto il cui unico cruccio è il futuro dei figli

di VINCENZO VARONE

Ogni storia è accompagnata dalla semplicità e dal candore antico delle parole ben dette in cui sono racchiusi una serie infinita di silenzi, di solitudini, di appelli inascoltati e di lacci che stringono forte il cuore delle attese e delle speranze. A raccontarcele a più riprese nelle corsie di un ospedale vibonese sono alcuni genitori segnati dalla malattia e di pari passo dal conseguenziale dolore del domani incerto e dal timore del buio pesto che inevitabilmente accompagnerà le notti che sopraggiungeranno.

Genitori, quelli di cui stiamo parlando, che vivono nella provincia vibonese dai mille volti e dai mille destini, dove la crisi economica nazionale che da queste parti ha prodotto effetti devastanti ; le clientele del tu dai una cosa a me e io una a te; le mafie di ogni livello comprese quelle dei colletti bianchi che si annidano come iene insaziabili nelle “nobili” istituzioni ; la politica festaiola, pasticciona e inconcludente e, per finire, il pregiudizio ricorrente, hanno creato sacche di disagio, di povertà e di malessere. Il tutto nel silenzio complice di chi continua ad aggirare l’ostacolo o peggio ancora a fare finta di non vedere e di non sentire. Un andazzo che dura da anni.

Molti di questi mamme e papà, divorati ormai dalla malattia, non hanno più un lavoro perché strada facendo l’hanno perso, altri un lavoro vero di fatto non l’hanno mai avuto. Ed ora è sopraggiunta improvvisa e bastarda anche la cattiva salute e, quindi, l’intervento chirurgico ormai imminente, la chemio da fare, le medicine e l’ultimo viaggio della speranza. Una vita dura. Ma nessuno di loro si dispera, né impreca contro il destino cinico, ma conserva intatta la sua dignità, riuscendo anche a tenere accesa la fiammella della speranza.

Il cruccio che si portano dentro questi genitori onesti e umili non è il loro futuro personale, il loro benessere, ma quello dei propri figli che non hanno un’occupazione e neppure un minimo di reddito. A tal proposito ci raccontano con gli occhi lucidi e con voce pacata di tante porte sbattute puntualmente in faccia, di tante false promesse e di come riescono quotidianamente, nonostante tutto, facendo sacrifici a mandare avanti la famiglia: la raccolta delle olive insieme a tutta la famiglia, qualche lavoretto precario nonostante la malattia, la moglie impegnata ad accudire di tanto in tanto una persona anziana, i figlio che un paio di giorni alla settimana si dedica a fare lavori di giardinaggio.

Ci accorgiamo, ove ve ne fosse bisogno, che sono loro i veri eroi silenziosi di questa nostra provincia vibonese. Gente con la schiena dritta e con il volto pulito che non strombazza, non proclama, non fa annunci, non ama gli orpelli, che non riceverà mai premi e onorificenze alla carriera o per meriti sul campo e che saggiamente mantiene le distanze dalle quotidiane parate di questo nostro tempo inquieto e inquietante. Il resto è spesso solo inutile e inconcludente bla bla.