Per gli inquirenti la madre sapeva tutto. Sale a quattro il numero degli indagati,  finiti nel mirino della Procura di Catanzaro,  accusati a vario titolo di  violenza sessuale aggravata e favoreggiamento personale

di GABRIELLA PASSARIELLO

Avrebbe ripetutamente abusato delle sue bambine, palpandole nelle parti più intime, costringendole ad avere rapporti sessuali completi, in macchina, sul divano, minacciandole di rovinare loro la vita, che le avrebbe ammazzate, che avrebbe picchiato la madre qualora non l’avessero accontentato. Con l’aggravante di aver commesso il fatto quando entrambe erano minorenni: una tredicenne, l’altra di undici anni. Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Stefania Paparazzo ha chiuso le indagini sul 51enne di Catanzaro, ma residente a Montauro, nel Soveratese, accusato di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti nei confronti di due delle tre figlie, raggiunto il 29 marzo scorso da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere vergata dal gip Claudio Paris. Un’inchiesta arrivata al capolinea, ma non senza sorprese. Il magistrato ha iscritto nel registro degli indagati anche la madre delle due bambine, una cugina del marito e Vittoria Frontiera, 70 anni, nata a Cutro e residente a Catanzaro, che si sarebbe presentata alla madre come componente e amica della presidente nazionale di una associazione contro la violenza sulle donne.

Secondo l’accusa la madre sapeva…La madre, secondo le ipotesi di accusa, pur sapendo della “perversione sessuale del marito” e degli abusi sulle figlie, avrebbe omesso “di porre in essere ogni atto utile diretto ad impedire il verificarsi e il reiterarsi di ripetuti atti sessuali”. Favoreggiamento personale è l’ipotesi di reato addebitata a Frontiera: la donna avrebbe aiutato la madre ad eludere le attività investigative.

Il tentativo di bypassare le indagini. In particolare la stessa avrebbe telefonato il 3 aprile 2017, ad una delle figlie vittima di violenza affermando: “ senti, te lo dico a fin di bene, ma … come ti è scappato di dire che tua mamma sapeva? … che è stato vero è vero, però dire che tua mamma sapeva, che tu glielo avevi detto e lei non ti ha creduta, questa è una cosa un po’ a sfavore di tua madre… mò ti dico anche legalmente, mò ti consiglia l’avvocato… legalmente la puoi anche ritrattare… dici perché è stato un fatto di dieci anni fa ed io non mi ricordavo, nemmeno ho detto qualcosa così… capito? Questa la puoi anche ritrattare… che tu l’hai detta in un momento di…” . E poi parlando delle condotte del padre - si legge nel 414bis- avrebbe riferito: “ che poi tutto sommato tutto sto carcere non è che glielo danno… un avvocato in gamba e lui potrà ritrattare tutto, dice che non è vero, che sono fantasie di due ragazzine… ehm… ce ne sono escomatage per queste cose”. Frontiera avrebbe quindi compiuto “ atti idonei ad indurre la figlia a ritrattare quanto detto in sede di querela del 17 marzo 2017 ed in sede di sommarie informazioni al pm il 22 marzo in ordine al fatto che la madre sapeva degli abusi commessi dal marito”. Anche una cugina del padre risponde di favoreggiamento personale, anche lei avrebbe aiutato il padre a eludere le attività investigative, negando, secondo il magistrato firmatario dell’avviso di conclusione indagini- un “dettaglio” importante. Il 13 luglio scorso, chiamata a sommarie informazioni, di fronte alla specifica domanda formulate dai militari, con la quale le si chiedeva di riferire se il padre delle bimbe avesse toccata nelle parti intime anche lei o avesse mai tentato di farlo, avrebbe negato quanto detto ad una delle figlie durante una telefonata intercettata, nella quale la cugina "riferiva di essere stata toccata dal cugino nelle parti intime all’età di dieci anni, sostenendo di non aver mai raccontato episodi del genere alla parente nel corso delle telefonate intercorse con lei il 27 marzo e il 5 aprile scorso.

Le violenze, gli abusi e le minacce. Il padre, secondo le ipotesi accusatorie, avrebbe abusato di loro vessandole, spingendole sul letto per poi immobilizzarle col suo corpo per non dar lor scampo. A volte costrette a subire atti sessuali mentre dormivano, atti ripetuti con cadenza quotidiana. Con la più grande sarebbe riuscito con l’uso della forza ad avere rapporti sessuali completi, mentre l’altra avrebbe pagato a caro prezzo il suo rifiuto: colui che diceva di amarla, l’avrebbe minacciata verbalmente e poi percosso con una cintura, sferrandole pugni in testa e in altre parti del corpo, causandole una serie di ematomi. E le vessazioni, le mortificazioni non sarebbero finite qui. Secondo quanto si legge nell’ordinanza, “la minacciava costantemente di morte, accusandola anche davanti agli altri parenti di rubare i soldi in casa e di essere maleducata”.

La denuncia. Sono state le figlie a denunciare ai carabinieri della Stazione di Gasperina le continue violenze, facendo poi scattare l’inchiesta della Procura di Catanzaro che ha portato, su ordinanza, dietro le sbarre il 51enne. Una di loro, si legge nel provvedimento, ha riferito agli investigatori, che il padre aveva abusato di lei in più occasioni nel periodo tra i tredici e i sedici anni di età. Ma a 10 anni ci sarebbero state le prime avvisaglie.

Un incubo ad occhi aperti. “Mentre dormiva insieme ai suoi genitori, la bambina- si legge nell’ordinanza- avvertiva la mano del padre che la toccava. Inizialmente credeva che il papà cercasse in realtà un contatto con la madre, solo successivamente realizzava che voleva toccare proprio lei”. La piccola decise di prendere il discorso col padre “che anziché giustificarsi, le proponeva di andare a letto con lui”, tentando contestualmente di accarezzarle le parti intime. La bimba decise di raccontare l’episodio alla mamma, che dopo aver discusso con il marito, “ riferiva alla figlia che lui non aveva avuto una vita facile”, in quanto da ragazzo a sua volta era stato vittima di violenze. Da quel momento sembrava essere ritornato tutto alla normalità, fino a quando tre anni dopo l’incubo si ripropose: aveva tredici anni quando il padre entrò nella sua stanza ricominciando ad abusare di lei. Gli indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati dal pm, per depositare memorie difensive e porre in essere ogni altro atto utile all’esercizio del diritto di difesa, prima che il titolare del fascicolo proceda con la richiesta di rinvio a giudizio.