L’Associazione italiana donne medico della provincia di Vibo Valentia, attraverso le parole della presidente Loredana Pilegi, che ricopre anche il ruolo di vicepresidente dell'Ordine dei medici della provincia, «esprime tutta la solidarietà e vicinanza alla collega, per la vile aggressione subita nell’espletamento del suo lavoro, presso una postazione di guardia medica della nostra provincia».

«La violenza verso gli operatori sanitari è intollerabile, ma lo è ancora di più se il medico è donna, per di più medico di guardia. Ho già scritto nel merito, essendo stata io stessa per tanti anni un medico di guardia . È un tipo di lavoro che espone a rischi notevolissimi, perché si è soli in postazione, ed ancora di più, quando si va a visitare la gente a casa. Certo le chiamate domiciliari sono sempre state un’incognita, ma quello che rassicurava, nell’ andare a casa del paziente, era quel rapporto di fiducia che mai deve venire meno, e che non mette in dubbio l’urgenza della prestazione. In quest’ottica, nessuno ha mai pensato che una chiamata domiciliarie potesse essere un’imboscata. Perché l’episodio dell’altra sera è stato proprio questo: un’imboscata! Un atto violento e predatorio, dove solo la prontezza di riflessi della collega ha evitato il peggio!», ha dichiarato Pilegi.

«Viene da chiedersi, con quale animo una dottoressa può recarsi a fare una visita domiciliare nell’incognita che di là possa trovarsi l’orco? Come si può trovare la serenità per riprendere un lavoro che viene svolto prevalentemente nelle ore notturne? - si chiede la rappresentante dei medici - Abbiamo provato, come Ordine, a proporre delle soluzioni, tipo un collegamento diretto tra la postazione e le forze dell’ordine, ma non ci sono soluzioni sul come ripristinare quel delicato rapporto di fiducia, che ti fa uscire, di notte, da una sede di guardia per prestare aiuto e soccorso a chi lo chiede. Non so come si possa affrontare e sciogliere questo nodo, perché aggiustare una cosa che si è rotta è assai difficile».

Di tutta questa vicenda, ha asserito Loredana Pilegi, «rimane tanta amarezza per la mia collega innanzitutto, e per tutte le donne medico che si trovano a svolgere questa professione con orgoglio ed animo di madre, e che da oggi in poi si chiederanno se veramente ne è valsa la pena studiare tanto, per trovarsi poi sull’orlo del precipizio», ha detto la referente dell'Aidm.