Solo un'assoluzione nel processo con rito abbreviato per un delitto definito dagli inquirenti quasi perfetto consumatosi il 13 novembre del 2004 

di GABRIELLA PASSARIELLO

Si è concluso con sette condanne e un’assoluzione il primo capitolo giudiziario per quello che è stato definito un delitto quasi perfetto: l’omicidio di Giovanni Gualtieri freddato con cinque colpi di pistola il 13 novembre del 2004. Il gup del Tribunale di Catanzaro Pietro Carè ha inflitto a Pasquale Giampà, “mille lire”, 9 anni di reclusione; Vincenzo Bonaddio, 30 anni; Aldo Notarianni 30 anni; Vincenzo Arcieri, 30 anni; Domenico Giampà, 14 anni, Giovanni Notarianni, detto “Gianluca” 20 anni, Antonio Voci, 4 anni e 4mila euro di multa. Assolto invece Maurizio Molinaro. Ha retto quasi totalmente il castello accusatorio del pm della distrettuale Elio Romano che nel corso della requisitoria aveva parlato di un delitto studiato a tavolino fin nei minimi particolari. Mandanti ed esecutori avevano imparato a conoscere le abitudini della vittima prevedendone ogni movimento, confrontandosi nel corso di diverse riunioni sul come e sul quando agire, quale macchina e quale arma utilizzare e in quale luogo colpire a morte il bersaglio della cosca Giampà in quel periodo in lotta con le famiglie Cerra- Torcasio - Gualtieri.

Il piano per eliminare Gualtieri. Gli imputati, che sono stati giudicati con rito abbreviato, secondo le ipotesi di accusa, (insieme a  Giuseppe Giampà, Angelo Torcasio, Rosario Cappello e Saverio Cappello, la cui posizioni sono state definite separatamente, nonché con Pietro Pulice deceduto), secondo le ipotesi di accusa, hanno condannato a morte  Gualtieri, raggiunto da più colpi di arma da fuoco calibro 9 short 380, materialmente esplosi da Domenico Giampà , accompagnato da Pietro Pulice che premeva il grilletto con la sua calibro 9x21 marca Tanfoglio,  mentre la vittima sedeva ad un tavolino della sala giochi “Il Pallino” a Nicastro.  L’ultimo dei tanti incontri in cui veniva dapprima deciso e poi pianificato l’uccisione di Gualtieri, cognato di  Pasquale Torcasio 45 anni, è avvenuto la sera stessa dell’omicidio, in un fabbricato in costruzione, sopraelevato rispetto alle abitazioni della famiglia Cappello, dove i killer si spartivano ruoli e compiti esecutivi. Bonaddio,  Pasquale Giampà  detto “ millelire”, Aldo Notarianni e Arcieri, avrebbero avuto il ruolo di mandanti- insieme a  Rosario Cappello e  Giuseppe Giampà; Aldo Notarianni avrebbe conferito  espressamente ad Angelo Torcasio il ruolo di autista della Fiat Uno utilizzata per l’omicidio, con il compito di effettuare dei giri di perlustrazione per verificare la presenza della vittima sul luogo dell’esecuzione. E sarebbe stato sempre lui Torcasio a dover provvedere successivamente al delitto a ripulire la macchina per eliminare l’esistenza di eventuali tracce biologiche lasciate dai sicari dopo il delitto e a prevelare all’interno dell’auto la busta con gli indumenti utilizzati dagli stessi componenti del gruppo di fuoco.  Domenico Giampà  e Pietro Pulice sarebbero stati gli esecutori materiali, Maurizio Molinaro, secondo le ipotesi di accusa il soggetto deputato ad accompagnare i killer nel luogo della partenza, in cui vi era la Fiat Uno dagli stessi utilizzata per commettere l’omicidio, mentre Giovanni Notarianni detto Gianluca  doveva recuperare Domenico Giampà , in sostituzione del fratello Aldo Notarianni,  con Saverio Cappello, adibito al ruolo di recupero dell’altro killer  Pietro Pulice. Giuseppe Giampà oltre al ruolo di mandante, avrebbe ricoperto anche quello di materiale fornitore delle armi utilizzate per l’omicidio  e di committente della Fiat Uno, oggetto di furto a Catanzaro, materialmente trasportata a Lamezia da Antonio Voci e Saverio Cappello. Con le aggravanti della premeditazione e dall’aver agito, secondo le ipotesi di accusa, con il fine di agevolare l’attività di un’associazione per delinquere di tipo mafioso ‘ndranghetistico, individuabile nel clan Giampà, di Nicastro-Lamezia Terme,  eliminando un affiliato del clan rivale, quello dei Cerra- Torcasio - Gualtieri, di cui la vittima faceva parte, nella faida in atto per il predominio sul territorio di Nicastro.