LA RIFLESSIONE | Il Natale dei poveri e le nostre dimenticanze
Il corsivo di Vincenzo Varone sulle festività natalizie: "Tra pochi giorni sarà Natale e tutti noi penseremo ai poveri e agli afflitti. Poi ritorneremo ad occuparci dei nostri affari"
di VINCENZO VARONE
Tra pochi giorni sarà Natale e tutti noi penseremo ai poveri e agli afflitti. Nell’occasione saremo anche un tantino concreti facendo la nostra buona azione che consisterà nel dare una mano a chi ha bisogno accompagnata dal fioretto di rito, esattamente come facevamo da bambini su invito dei genitori e delle suore. Fatto questo ci sentiremo (politici, giornalisti, preti, impiegati di concetto, operai, imprenditori e mafiosi compresi) in pace con la nostra coscienza e dentro di noi albergherà fiera per qualche giorno la sciocca convinzione di esserci guadagnati una fetta di paradiso o al limite di non rischiare più le fiamme dell’inferno.
Ma una volta passato il Natale ritorneremo ad occuparci dei nostri affari, delle nostre carriere, dei nostri successi, dei nostri obiettivi programmatici, dei nostri intrighi e del nostro bla bla perenne. Ai poveri e agli afflitti, che in questa terra amara dai mille volti e dai mille destini sono sempre più in aumento, non ci penseremo più. Per il resto dell’anno li collocheremo con noncuranza in uno scantinato come si usa fare, una volta passate le feste, con il presepe e l’albero di Natale. La vita e gli egoismi pacchiani di ogni giorno, passata l’Epifania che tutte le feste si porta via, riprenderanno la loro corsa verso l’illusorio paradiso terreno del profitto ad ogni costo dove per i poveri non esiste né asilo e né casa ma solo solitudine e disperazione.
