Italia condannata: "Cure inadeguate al boss della ‘ndrangheta" (NOME)
L’uomo, rimasto paraplegico dopo un agguato subito nel 2006, è costretto su una sedia a rotelle e necessita di costanti sedute di fisioterapia

Secondo i giudici europei l’assenza di fisioterapia continuativa avrebbe superato la soglia di sofferenza compatibile con la detenzione
La Corte europea dei diritti umani ha ritenuto l’Italia responsabile per non aver assicurato a Francesco Pelle un’assistenza sanitaria adeguata durante la detenzione, con particolare riferimento ai trattamenti riabilitativi necessari alle sue condizioni cliniche.
Il caso riguarda un detenuto condannato all’ergastolo per il suo ruolo nella faida culminata nella strage avvenuta nel dicembre 2006, in cui perse la vita Maria Strangio. L’uomo, rimasto paraplegico dopo un agguato subito nel 2006, è costretto su una sedia a rotelle e necessita di costanti sedute di fisioterapia.
Secondo la ricostruzione dei giudici di Strasburgo, nonostante la documentazione medica che indicava la necessità di continui interventi riabilitativi, nel periodo successivo al novembre 2022 tali cure non sarebbero state garantite in modo continuativo.
La Corte ha quindi stabilito che tale situazione ha determinato un livello di sofferenza non compatibile con la detenzione, configurando un trattamento inumano e degradante ai sensi della Convenzione europea dei diritti umani.
La decisione non è ancora definitiva e potrà essere riesaminata dalla Grande Camera della Corte europea su richiesta delle parti interessate.
