Inchiesta "Giardini segreti", nel filone vibonese sette richieste di rinvio a giudizio (NOMI)
Sette richieste di rinvio a giudizio: questa la richiesta del gup del Tribunale di Vibo Valentia GraziaMaria Monaco nei confronti degli indagati coinvolti nell'inchiesta antidroga della polizia denominata "Giardini Segreti", scaturita dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, figlio del boss Pantaleone Mancuso (l'Ingegnere).
L'indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Vibo e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è stata divisa in due filoni. Dopo la dichiarazione di incompatibilità territoriale dichiarata dal gip distrettuale di Catanzaro, una parte dell'indagine è finita sulle scrivanie dei magistrati della Procura di Vibo e, proprio nelle ultime ore, il pm Claudia Colucci ha notificato l'avviso di conclusione indagini a sette persone alle quali vengono contestate reati diversi dall'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Sono accusati infatti di episodi singoli di spaccio, cessione, trasporto e vendita di sostanze stupefacenti.
I nomi. Le richieste di rinvio a giudizio riguardano Giacomo Chirico, 21 anni di Maierato (difeso dall'avvocato Mario Bagnato); Antonio Curello, 21 anni di Vibo ma domiciliato a Rho (avvocati Beatrice Biamonte e Vincenzo Brosio); Maria Ludovica Di Stilo 23 anni di Vibo (avvocati Giorgio Moschella e Carmine Pandullo); Salvatore Ferraro 22 anni di Vibo (avvocato Mario Ferraro); William Gregorio 23 anni di San Ferdinando (avvocato Nicola Rao); Riccardo Papalia 34 anni di Nicotera (avvocato Francesco Capria).
L'operazione. Secondo le risultanze investigative c’era Emanuele Mancuso, il trentenne figlio del boss Pantaleone, alias “l’ingegnere”, a capo della rete di produzione e coltivazione di marijuana smantellata nello scorso mese di luglio nell'ambito del blitz condotto dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia diretta da Giorgio Grasso e dal suo vice Cristian Maffongelli che hanno agito sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Il rampollo della famiglia Mancuso, nuovo collaboratore di giustizia, ha svelato agli investigatori i particolari di un business fiorente che avrebbe fruttato oltre venti milioni di euro. Le sue dichiarazioni hanno permesso di chiudere il cerchio ad un’inchiesta già ben avviata e prossima al completamento. In particolare Emanuele Mancuso avrebbe acquistato su un sito internet (sequestrato ed oscurato dalla polizia postale) i semi di marijuana e il fertilizzante utile per impiantare vere e proprie piantagioni di canapa indiana nel Vibonese. Nell’arco di tre anni la polizia ha sequestrato ben 26mila piante nel territorio compreso tra Joppolo, Nicotera e Capistrano. La droga veniva coltivava, prodotta ed essiccata nelle piantagioni del Vibonese ma spacciata al dettaglio in tutta Italia attraverso una capillare rete gestita dal gruppo guidato da Emanuele Mancuso.
