La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro contro la sentenza che aveva assolto Pantaleone Mancuso dalle accuse di presunte infiltrazioni mafiose nei lavori del parco eolico di Amaroni. Con questa decisione, pronunciata il 23 settembre 2025 dalla Sesta Sezione Penale (presidente Ercole Aprile, relatore Debora Tripiccione), l’assoluzione di Mancuso diventa definitiva, ponendo fine a un procedimento lungo oltre dieci anni.

Il Procuratore Generale contestava la sentenza d’appello emessa nel gennaio 2025, sostenendo che alcune intercettazioni telefoniche potessero dimostrare la partecipazione di Mancuso a un presunto sistema estorsivo ai danni della società Nordex, impegnata nella realizzazione dell’impianto eolico. La Cassazione ha però respinto le tesi dell’accusa, definendole un tentativo di “rilettura” del materiale probatorio già valutato in sede di merito. Nella sentenza si sottolinea che le argomentazioni del ricorso «si limitano a esprimere un mero dissenso rispetto alla motivazione della Corte territoriale, senza alcun confronto critico».

In particolare, la Suprema Corte ha confermato che non è emersa alcuna prova concreta che leghi Mancuso alle presunte condotte estorsive. Gli appellativi di “ingegnere” o “geometra”, usati in alcune intercettazioni, non hanno trovato riscontro oggettivo. La Corte d’Appello aveva già evidenziato l’assenza di contatti diretti di Mancuso con la società Nordex e il suo mancato ruolo operativo nelle presunte pressioni sugli appalti.

Con la formula piena del “non aver commesso il fatto”, Pantaleone Mancuso viene così prosciolto definitivamente da accuse che hanno segnato per anni la cronaca giudiziaria calabrese, chiudendo uno dei capitoli più complessi e discussi relativi agli appalti pubblici e alle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nella regione.