Il Pd individua i capri espiatori: "Il flop alle amministrative? Colpa di Scura e Urbani"
Ieri la direzione regionale del partito. Ernesto Magorno resta al suo posto. Nessuno squillo di tromba neppure dal governatore
Tanto rumore per nulla. Passa in cavalleria la sconfitta alle amministrative del Partito democratico ormai ridotto in brandelli. Il segretario regionale, ma questo lo si era abbondantemente capito già nei giorni scorsi, non trarrà alcuna conseguenza. Ernesto Magorno rimarrà piantato sulla propria sedia. D'altronde perchè dimettersi? I responsabili della sconfitta sono stati individuati e non rientrano tra i componenti della nomenclatura democrat in Calabria.
Capri espiatori. A sentire la dirigenza dem, le elezioni amministrative dello scorso 5 giugno e i ballottaggi del 19 dello stesso mese sono stati persi in molti comuni della Calabria, tra cui Cosenza e Crotone, per colpa dei due commissari della sanità Massimo Scura e Andrea Urbani che devono andare via. Non sarà il Pd diviso in mille rivoli, tra dirigenti che si autoconvocano, altri che reclamano congressi ed altri ancora impegnati a screditare a largo del Nazareno i propri compagni di viaggio a dare conto della batosta arrivata dalle urne. Dunque, inutile chiedersi come siano stati gestiti quasi due anni al governo della Regione, quali risposte siano state date ai territori. Per risollevare le sorti della principale forza del centrosinistra in Calabria basterebbe, secondo i dirigenti più...autorevoli, mettere alla porta i due commissari alla Sanità. Questi ultimi, indubbiamente, non si sono distinti per flessibilità e apertura al dialogo, non hanno, questo è vero, fatto sponda alla politica. Ma attribuire a Scura e Urbani le responsabilità per le mancate risposte ai giovani disoccupati, per l'incapacità di programmare uno sviluppo infrastrutturale, per la viabilità colabrodo, per il gioco al massacro tra correnti, e via dicendo, è oggettivamente troppo.

Il confronto. L'assemblea regionale è stata programmata per il 28 e il 29 luglio. Per "un'analisi più approfondita". Nel frattempo, ed anche dopo, Ernesto Magorno rimarrà al suo posto. La sua...leadership non è stata messa in discussione neppure dal governatore che si è limitato a ribadire come il rapporto tra "palazzo e piazza" guicciardinianamente inteso, ovvero, tra amministratori e territorio vada recuperato subito. E se anche c'è stato qualcuno, vedi Marco Minniti, che tra una pacca sulla spalla e l'altra, ha ammesso la necessità di fare i conti con l'opinione pubblica, le sue parole sono passate quasi sotto silenzio.
Il resoconto. La cronaca della direzione di ieri può essere riepilogata nelle parole del segretario. Che vede gufi dappertutto e scarica "sulle lotte di corrente" la disillusione di un partito alla perenne ricerca di una propria identità ed unità. Poi le fatidiche parole: "Ripartire dal basso". Parole che stridono nel contesto di una resa dei conti. E che difficilmente uniranno gli intenti in vista della campagna referendaria. Il governatore quasi gli fa eco ed affonda il coltello contro "la bufera di populismo nell'intero paese a cui bisogna ricondurre pure l'esito del voto calabrese". Poi pronuncia parole fatidiche: "Bisogna rompere con un sistema di potere degenerato". Un sistema che vige, forse, anche alla Cittadella!
