Raf Vallone e la funzione del teatro in una storica intervista per “Paese Sera”
Riproponiamo un'intervista degli anni '80 del giornalista Michele Garrì all’amico Raf Vallone sull'importanza del teatro che serve anche a "dare una coscienza a chi ne è sprovvisto"
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MEZZO EDUCATIVO A TUTTI I LIVELLI
Lo sfogo di Raf Vallone
di Michele Garrì


"Il teatro è un formidabile mezzo educativo" - dice Raf Vallone, attore di origine calabrese famoso in tutto il mondo. Ha la funzione di dare una coscienza a chi ne è sprovvisto. La Calabria nonostante le grandi mutilazioni ha ancora enormi potenzialità. Ho lavorato in Calabria e l'accoglienza è stata veramente travolgente. I miei rapporti saranno anche più frequenti. Il nostro mestiere non è quello di starcene nelle città, ma è quello di affrontare le piazze, i paesi. I circoli culturali romani del teatro sono anchilosati, ancorati a certe formulette di sicuro successo. A me piace il rischio, la sfida. Per questo ho lasciato il cinema, più appariscente, più denaroso, ma privo di soddisfazioni. Vi sono collegi che si impegnano più nelle città che nei paesi. Questo è immorale. Quest'anno ho fatto un esperimento che considero importante per la mia carriera e la mia conoscenza. Ho dato un recital con un tema ben preciso : «l'amore nel tempo». Partendo da Saffo, Catullo e finendo a Quasimodo, ho voluto vedere come questi grandi hanno espresso questo sentimento fondamentale dell'uomo. Naturalmente porterò questo recital anche qui in Calabria e spero di trovare le strutture dove tenerlo. Questa nuova giunta promette bene. Spero che ci sia un impegno collettivo.

Non bastano gesti di buona volontà anche se provengono da un partito come quello comunista a cui mi sento profondamente legato. Ho ancora legami ideali – rimarca – perché nell'anno 1947...». A questo punto Raf Vallone, che non è soltanto un attore di serie «A», ma anche un ex calciatore, giornalista, scrittore, si lascia vincere dai ricordi e parla senza rete. "Nell'anno 1947 – riprende – ho avuto una collaborazione artistica eccezionale con David Laiolo. Era da poco finita la Resistenza che ci aveva visti assieme in diversi episodi. Mi chiamò a dirigere la terza pagina dell'Unità".

Avevo dei collaboratori eccezionali: Cesare Pavese, Alfonso Gatto, Massimo Mila, Italo Calvino nonchè tutti i poeti della Resistenza. Era una terza pagina veramente esemplare. Lavoravo 18 ore al giorno. È stata un esperienza straordinaria, fondamentale per la mia formazione culturale. Sono stato il primo ad avere i quaderni originali di Gramsci prima che venissero pubblicati. Poi dovetti lasciare. L'occasione mi è stata data da un mio servizio accompagnato da fotografie sulle «Mondice». De Santis si è dimostrato interessato e mi ha convocato per il provino cinematografico. È andato bene. Furono giorni difficili per me. Ero tormentato dal dilemma se andarmene o restare all'Unità dove ormai avevo trovato una seconda famiglia. Alla fine prevalse la strada del cinema. Dopo aver trovato in tanti film, sono passato al teatro. So benissimo che i miei lavori sono più apprezzati all'estero che in Italia. Per fortuna conosco molte lingue e me la cavo bene. Non ho fatto mai anticamera nelle sedi televisive come certi colleghi. Non ho agenti pubblicitari per farmi fare propaganda sui rotocalchi. Amo la Calabria perchè è la terra dove sono nato da padre tropeano e da madre torinese. Dal primo ho ereditato la passionalità dei calabresi, dalla seconda la razionalità dei piemontesi. Per questo, forse, in continuo dualismo. Al mio paese che è Tropea, dove ho una casa a picco sul mare, ci vengo una volta l'anno per riposarmi e per sognare. Ma anche questo è difficile. Sono spariti persino i luoghi dove passavo la fanciullezza. Non li conosco più. A volte mi chiedo dove è finita «l'intellighentia». Un vero teatro potrebbe rivoluzionare le coscienze...
