'Ndrangheta: "Black money", Tribunale di Vibo ammette l'escussione di nuovi testi
I giudici ascolteranno nel processo 8 nuovi testimoni. Acquisiti i certificati di detenzione di diversi boss del clan Mancuso al fine di riscontrare le dichiarazioni di Andrea Mantella
di GIUSEPPE BAGLIVO
Sciolta oggi dal Tribunale la riserva su alcune richieste avanzate dalle difese degli imputati riguardo l'escussione in aula di nuovi testimoni e l'acquisizione di alcune sentenze e ordinanze. In particolare, il Tribunale collegiale presieduto da Vincenza Papagno, a latere i giudici Giovanna Taricco e Pia Sordetti, dopo aver dato conto del rigetto da parte del presidente del Tribunale Alberto Filardo della loro richiesta di astensione dal processo, ha sciolto le riserve assunte sulle richieste istruttorie avanzate dalle difese nelle udienze del 10 e del 17 ottobre scorso ed anche in quella odierna.

Ad iniziare dalla prossima udienza calendarizzata per lunedì 14 novembre verranno quindi ascoltati in aula: il costruttore vibonese Gaetano Staropoli, teste di riferimento delle dichiarazioni di Andrea Mantella in merito all'usura asseritamente praticata dall'imputato Giovanni Mancuso; Francesco Patania e Francesco Ceravolo (anche questi citati da Andrea Mantella quali soggetti presenti nell'autosalone di Ceravolo a Vibo nel momento in cui il futuro testimone di giustizia, Giuseppe Grasso, si sarebbe rivolto per chiedere in prestito del denaro al fine di pagare i presunti interessi usurari a Giovanni Mancuso); Pasquale Annunziata e Giacomo Cichello (sempre citati da Mantella a proposito di alcune vicende riguardanti Giovanni Mancuso); l'esame dell'ispettore Iannello e del comandante della polizia peniteniziaria di Vibo Valentia, Mario Antonio Galati.

Disposto inoltre l'esame in aula del responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Briatico che si è occupato dell'appalto assegnato nel 2000 all'imprenditore Salvatore Barbagallo (attuale testimone di giustizia), nonchè l'esame del responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Vibo Valentia che si è occupato del rilascio della concessione demaniale richiesta dall'imprenditore Francesco Cascasi negli anni ricompresi fra il 2000 e il 2003 avente ad oggetto 35 mila metri di specchio acqueo per l'apposizione di pontili galleggianti.
A cura della cancelleria, il Tribunale ha anche deciso di acquisire i certificati di detenzione di Luigi Mancuso, Giuseppe Mancuso, Pantaleone Mancuso detto "Vetrinetta" (deceduto lo scorso anno in carcere), Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", ed il certificato di morte di Domenico Campisi (ucciso nel 2011 a Nicotera). A cura del pubblico ministero Marisa Manzini, i giudici hanno poi disposto l'acquisizione per estratto del registro tenuto dal direttore del carcere sul quale sono annotati i dati dei colloqui ai fini investigativi intrattenuti in carcere dal collaboratore di giustizia vibonese, Andrea Mantella.

Infine, il Tribunale ha disposto: l'acquisizione della scheda tecnica della Clio Williams, auto citata da Mantella come in uso a fine anni '80 al boss Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", ma che le difese contestano fosse già in circolazione alla data citata dal collaboratore; l'acquisizione della sentenza nata dall'operazione della Procura di Vibo denominata "Asterix" del 25 luglio 2006, della sentenza emessa dal gup distrettuale di Catanzaro nei confronti dei vibonesi Francesco Antonio Pardea e Domenico Macrì (vicenda relativa alla tentata estorsione ai danni dell'imprenditore di Triparni, Antonio Chiaromonte, impegnato a Vibo nella realizzazione di una casa in piazza Santa Maria); l'acquisizione delle ordinanze cautelari emesse nei confronti di Giuseppe Mancuso il 4 marzo del 2005 ed il 2 novembre del 2004.
Rigettate tutte le altre richieste delle difese, fra le quali l'escussione in aula dei collaboratori di giustizia Raffaele Moscato, Pasquale Giampà, detto "Mille lire", e Gennaro Pulice.

In apertura di udienza ha invece lungamente risposto alle domande dell'avvocato Aldo Labate, difensore dell'imputato Antonio Velardo, il cosulente di parte Salvatore Mattia, avvocato ed esperto di diritto tributario. In particolare, il teste Mattia si è soffermato sulla società irlandese "Overseas" di Fitsimons e Velardo, attiva nel settore dell'intermediazione immobiliare, e poi sulla società italiana di Velardo che si occupava di attività complementari. La testimonianza del consulente si è caratterizzata per l'esame di diversi aspetti dei bilanci delle società di Velardo e su tutti gli aspetti fiscali, escludendo quanto ipotizzato dalla Guardia di Finanza nel capo di imputazione a carico dell'imputato Velardo. Attesi i particolari aspetti tecnici della deposizione del consulente che contrasta con l'esame in aula dei testi della Guardia di Finanza, il pm Marisa Manzini ha chiesto al Tribunale di poter studiare la relazione del consulente al fine di poter procedere al suo controesame. Prossima udienza lunedì 14 novembre. Salvo la Corte d'Appello non accolga la richiesta di ricusazione dei giudici avanzata dall'avvocato Francesco Sabatino (legale di Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni"), il Tribunale ha oggi calendarizzato diverse udienze per la discussione del pubblico ministero e le arringhe dei difensori, contando di chiudere il dibattimento - salvo imprevisti - per la fine di gennaio.


Gli imputati sono: Giovanni Mancuso (cl. ’40), Antonio Mancuso (cl. ’38), Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Antonio Velardo (latitante), Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo. Le accuse, a vario titolo, rivolte agli imputati sono: associazione mafiosa, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni.
