Richiamate una serie di disposizioni legislative sulla base delle quali tutto dovrebbe essere reso pubblico e accessibile alla comunità

Non si abbassa il polverone sollevato nel corso dell'ultimo Consiglio comunale. L'ordine del giorno sulla registrazione delle sedute delle commissioni e la pubblicazione dei verbali ha creato una vera e propria faida dalla quale sono emerse le divisioni esistenti soprattutto all'interno dell'opposizione. La questione viene ora ripresa da Pippo Romano. L'esponente del Forum delle Associazioni punta l'indice contro la decisione della maggioranza di rigettare l'istanza proposta dall'ex capogruppo di opposizione Antonio Lo Schiavo e poi sposata da altri esponenti democrat. Per Romano, "le motivazioni addotte dalla maggioranza" per bocciare con la forza dei numeri la semplice pubblicazione dei verbali "violano apertamente la norma sulla trasparenza amministrativa".

L'affondo. In effetti si è tentato di giustificare la scelta, puntando l'indice contro chi, a prescindere dallo scarso interesse della cittadinanza, "sarebbe mosso da un ingiustificato pregiudizio nei confronti degli eletti". Un modus operandi rispetto al quale l'esponente del Forum prende nettamente le distanze. "La ragione recondita che induce il cittadino a richiedere la pubblicazione dei verbali, malevola o non – attacca Romano - avrebbe dovuto rimanere fuori dal dibattito non potendo costituire ragione valida del rifiuto".  Un affondo pesante a sostegno del quale vengono riportate leggi e regolamenti. E alla luce di questi ultimi, le contraddizioni della maggioranza si mostrano in tutta la loro evidenza.

Le norme di riferimento. Due i riferimenti di Romano: il primo è al principio di trasparenza (richiamato sul sito dell'ente) quale strumento essenziale per assicurare i valori costituzionali dell'imparzialità delle pubbliche amministrazioni e a favorire il controllo sociale sull'azione amministrativa; il secondo è al decreto legislativo 33/2013 che all’articolo 3 evidenzia come "tutti i documenti, informazioni e dati soggetti a pubblicazione obbligatoria per legge sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli". Per non parlare dell'articolo 38 del Tuel che dispone la pubblicità delle sedute delle commissioni precisando che " i provvedimenti assunti sono pubblici al pari delle delibere di Giunta e di Consiglio".

Gli interrogativi. Romano smaschera il tentativo di far crescere le distanze tra il palazzo e la “piazza”. E pone interrogativi che suonano come pesantissimi j'accuse alla maggioranza. << Al cittadino si reca negli uffici comunali e richiede la consultazione dei verbali - si domanda l'esponente del Forum - si può obiettare che non ha diritto perché il Comune non ha regolamentato la pubblicità delle sedute? Evidentemente no. Perché mai allora ciò che può essere preso in visione da chiunque, senza la dimostrazione di un interesse, non può essere pubblicato? Ci sarebbe anche il modo per non mettere a rischio l'incolumità dell'eletto. Qualora la circostanza lo richieda,  "la secretazione del verbale è infatti consentita". Di conseguenza, "è lecito dubitare della reale volontà politica di consentire al cittadino la conoscenza dei fatti del palazzo".