Operazione "Mandamento", regge l'impianto accusatorio ma in 28 lasciano il carcere
Lo scorso martedì, su input della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria erano state arrestate 116 persone ritenute vicine ad almeno 21 locali di 'ndrangheta
Resiste l'impalcatura dell'operazione "Mandamento" che martedì scorso ha consentito di fare luce sulle gerarchie e gli equilibri della 'ndrangheta dell'area jonica reggina e della Locride, ma 28 dei 116 arrestati per complessivi 140 capi d'imputazione, hanno già lasciato il carcere. Lo ha deciso l'ufficio Gip di Reggio Calabria che ha concesso ad alcuni una pena attenuata, mentre altri indagati sono stati rimessi in libertà per mancanza di gravi indizi di colpevolezza o per insussistenza del quadro indiziario.
A tornare liberi sono stati: Maurizio Camera, Michele Carbone, Giuseppe Longo, Bruno Nirta, Tonino Scipione, Andrea Floccari, Paolo Romeo, Salvatore Romeo, nadia Maji, Roberto Agui, Giuseppe Carbone, Pasquale Perri, Pietro Callipari, Salvatore Giugno, Natale Ietto, Giuseppe Marvelli, Paolo Marvelli, Giovanni Sergi, Rocco Domenico Zito, VIncenzo Luciano, Antonio Leonardo Romeo, Leonardo della Villa, Tommaso Miceli, Giuseppe Lia, Giovanni Cuzzulla, Salvatore Vadalà, Santo Aligi.
Le accuse a vario titolo per le persone coinvolte nella maxi-inchiesta variano dall'associazione mafiosa, all'estorsione, dal porto e detenzione illegale di armi alla turbativa d'asta, per arrivare all'illecita concorrenza con minaccia, fittizia intestazione di beni, riciclaggio e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Gli inquirenti hanno individuato 21 locali di 'ndrangheta incrociando una dozzina di indagini parallele. Tra gli indagati, clan di primo piano nelle gerarchie criminali della provincia di Reggio.
