Biologo ucciso nel Vibonese: riprende il processo d'appello
È ripreso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro il processo a carico di Rosaria Mancuso, 67 anni, unica imputata rimasta nel procedimento sull’autobomba che nel 2018 uccise Matteo Vinci e ferì il padre Francesco. Il nuovo giudizio arriva dopo l’annullamento con rinvio dell’ergastolo deciso dalla Cassazione. Lo scrive "il Quotidiano del Sud".
In udienza erano presenti le parti civili, rappresentate dall’avvocato Giovanna Fronte, mentre l’accusa è stata affidata al sostituto procuratore generale Marisa Manzini, incaricata del fascicolo solo ieri. Per questo motivo il collegio ha rinviato l’udienza al 19 gennaio, quando si terranno le discussioni.
Restano definitive le condanne degli altri imputati del filone: Domenico Di Grillo (6 anni), Lucia Di Grillo (3 anni) e Vito Barbara (ergastolo).
La Cassazione aveva confermato la gravità degli indizi a carico di Mancuso, dalle conversazioni ritenute eloquenti al mancato stupore dopo l’esplosione, elementi collegati al conflitto con la famiglia Vinci. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiesto di chiarire se la sua adesione al progetto criminoso sia stata solo passiva o se abbia contribuito, anche moralmente, a rafforzare l’intento degli esecutori.
