Stammer 2, i traffici illeciti tra Albania e Sudamerica ed il ruolo della pentita Oksana Verman
Questa mattina è scattata la seconda fase dell'operazione che punta a smantellare le organizzazioni dedite al traffico internazionale di droga
Un imponente carico di marijuana importato dall'Albanie. Tonnellate di droga ed un giro di assoluto rilievo costruito da una rete di presunti trafficanti quello intercettato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha dato seguito oggi all'inchiesta denominata Stammer, eseguendo arresti e perquisizioni in tutta Italia. Venticinque persone sono finite agli arresti, 18 in carcere e 7 ai domiciliari. Nel complesso sono 46 gli indagati.
Il ruolo della pentita. Un'attività d'indagine che si è basata sul contributo fondamentale della collaboratrice di giustizia Oksana Verman che ha fornito "ulteriori e determinanti elementi probatori - scrivono gli inquirenti - sia con riferimento a condotte criminose già accertate che in relazione ad accadimenti per i quali non si era pervenuti ancora ad una compiuta definizione". La donna, in particolare, forniva un determinante apporto con riferimento alle dinamiche della struttura gerarchico-piramidale del sodalizio criminale egemone su Mileto (VV), capeggiata da Pasquale Pititto, e sulle alleanze intessute con cosche e gruppi delinquenziali operativi nelle zone limitrofe dell’hinterland vibonese. "La sua collaborazione - scrivono i magistrati - ha permesso di consolidare le ipotesi investigative precedentemente formulate con riferimento all’identità dei soggetti che facevano parte dell’organizzazione criminale, ai ruoli e alle mansioni a ciascuno demandati nell’ambito della stessa".
La rete. Sotto la lente d'ingrandimento sono finite le dinamiche relative al traffico di cocaina con il Sudamerica e quello di marijuana sull’asse italo-albanese, oggetto, quest’ultimo, del presente provvedimento, attuato con la collaborazione della frangia criminale brindisina. Le testimonianze della pentita, inoltre, "rafforzavano - è stato scritto nel provvedimento di fermo - le ipotesi formulate dagli investigatori circa l’approvvigionamento di stupefacente operato in loco e la successiva cessione, sia in Calabria che in ambiti extraregionali, ove gli indagati si spingevano, forti di datate conoscenze annoverate tra la folta schiera dei committenti abituali". Affermazioni quelle della donna ritenute "pienamente attendibili perché trovano conforto nelle risultanze dell’attività d’indagine svolta, che avevano già dato luogo al provvedimento restrittivo emesso anche a suo carico". Ma chi era Oksana Verman? "Una sorta di valvola di sfogo di Salvatore Pititto il quale le riferiva, quotidianamente, fatti assai circostanziati in merito ai traffici illeciti in corso o già compiuti in passato".
Elementi probatori. Come verrà meglio evidenziato nel prosieguo della trattazione, dal riascolto delle conversazioni intercettate e da una più approfondita rivisitazione degli elementi d’indagine emersi, "è stato possibile non solo avvalorare ulteriormente le dichiarazioni rese dalla Verman sul contenuto degli avvenimenti narrati e sui soggetti coinvolti ma, soprattutto, acquisire una serie di nuovi e circostanziati elementi probatori che costituiscono importanti conferme alle tesi formulate in entrambe le informative di
reato". In particolare, "la collaboratrice ha definito i tempi, i quantitativi ed i prezzi di
approvvigionamento e di vendita del narcotico -concludono gli inquirenti - le strategie utilizzate per l’occultamento ed il trasporto, l’identità e i ruoli dei soggetti coinvolti, oltre alle modalità di comunicazione avvenute tra gli stessi".
