'Ndrangheta e reperti archeologici, assolto un avvocato vibonese: "Non ha commesso il fatto"
Era finito nel tritacarne dell'operazione "Purgatorio 3" sul traffico di reperti archeologici, ma dopo tre anni l'avvocato Gaetano Scalamogna è riuscito a venire fuori da un vero e proprio incubo. Il professionista vibonese è stato assolto dal Tribunale presieduto da Graziamaria Monaco "per non aver commesso il fatto". Un'assoluzione che conferma quanto già sentenziato dal Tribunale del riesame di Catanzaro e dal gip di Vibo che escludevano "la configurabilità nei suoi riguardi, di gravi indizi di responsabilità in relazione al delitto di concorso esterno in associazione mafiosa".
Infatti il Tribunale del Riesame evidenziava come "ciò che risulta essere assente dalla vicenda è che Gaetano Scalamogna abbia fornito all'associazione del Mancuso un contributo anche minimo ma comunque idoneo allo scopo, finalizzato a garantire la conservazione o anche a potenziarne le strategie operative o la concreta capacità di attuazione del programma delittuoso". L'estraneità di Scalamogna, che si è avvalso pure dell'autodifesa, è stata dimostrata pure nelle intercettazioni visto che un imputato sosteneva che "i soldi per una pompa non li aveva messi il professionista ma un tale Peppe".
