Ucciso e bruciato ad Acquaro, condanna a 30 anni per uno degli imputati
Si tratta di Alfonsino Ciancio, figlio di Liberata Gallace che insieme a Fiore D'Elia è imputata nell'ambito dell'omicidio di Giuseppe Damiano Cricri
Il gup del Tribunale di Vibo Valentia Lorenzo Barracco ha condannato Alfonsino Ciancio (difeso dagli avvocati Bruno Ganino e Rosario Lopreiato) alla pena di anni 30 di reclusione. Il verdetto va ben oltre le richieste dell’Ufficio di Procura, atteso che il sostituto procuratore Benedetta Callea, aveva richiesto per il 28enne l’applicazione della pena di 20 anni di reclusione. Il giudice ha, infatti, accolto in pieno le richieste del patron di parte civile, avvocato Giovanni Vecchio, il quale si è battuto affinché venisse riconosciuta l’aggravante della premeditazione, che era stata esclusa dalle richieste della pubblica accusa.
Ucciso e bruciato. Il fatto di reato è relativo al cruento omicidio di Giuseppe Damiano Cricri, il 48enne di Melicuccà di Dinami, ucciso e bruciato all’interno della sua auto nelle campagne di Acquaro, nel Vibonese. Secondo la tesi accusatoria, l’uomo, nel corso dell’incontro con la Gallace, donna con cui aveva intrattenuto una relazione sentimentale che aveva deciso di troncare, era stato colpito al volto con un oggetto contundente (come acclarato dagli accertamenti medico-legali) così violentemente e ripetutamente da causargli la morte. Successivamente, questa, con l’ausilio di suo figlio, Alfonsino Ciancio, nonché dell’amante, Fiore D’Elia, avevano collocato il cadavere di Cricrì all’interno dell’autovettura della vittima, sui sedili posteriori, e lo avevano trasportato in una stradina di campagna che si dirama dalla privinciale 4 Acquaro–Dinami, del tutto priva di illuminazione, dove, con della benzina procurata in precedenza, avevano dato fuoco al cadavere e al veicolo che l’indomani sarebbero stati rinvenuti carbonizzati. Il gip, in sede cautelare, aveva definito l’omicidio come di “inusitata crudeltà, spietatezza ed empietà rivelate dalle modalità e circostanza degli efferati delitti”.
L'altro processo. Gli altri coimputati Liberata Gallace, madre dell’Alfonsino Ciancio, e Fiore D’Elia 64 anni di Gerocarne saranno giudicati dai giudici della Corte d’Assise di Catanzaro per la prima udienza del processo.
