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Una lunga storia criminale segnata da radicamento territoriale, faide sanguinose e progressiva espansione oltre i confini regionali. È il quadro tracciato dalle ricostruzioni investigative sulla cosca Arena, attiva nel territorio di Isola Capo Rizzuto e presente anche nella provincia di Catanzaro, che avrebbe consolidato la propria influenza a partire dagli anni Cinquanta.

Nel corso dei decenni, il clan avrebbe sviluppato un sistema di potere fondato su traffici illeciti, gestione di appalti pubblici e rapporti con altre realtà criminali, anche attraverso presunti collegamenti con ambienti della mafia siciliana. Un controllo che, secondo gli investigatori, si sarebbe esteso progressivamente alle aree portuali e costiere grazie ai proventi del traffico di droga e armi.

Gli anni Ottanta e Novanta sono stati caratterizzati da violenti conflitti con gruppi rivali, in particolare con la cosca Maesano, che hanno segnato il territorio di Isola Capo Rizzuto e Cutro. Tra gli episodi più simbolici delle dinamiche criminali viene ricordato l’omicidio di Carmine Arena nel 2004, avvenuto con l’impiego di armi da guerra, in un contesto di faida tra clan.

Negli ultimi anni le indagini antimafia hanno evidenziato anche una proiezione del gruppo oltre i confini regionali. Operazioni come “Insula” del 2013 avrebbero documentato infiltrazioni in Lombardia, con presunti coinvolgimenti in appalti ferroviari, edilizia e false assunzioni, attraverso società considerate fittizie e reti di supporto economico.

Dopo l’arresto del presunto capobastone nel 2010, secondo le ricostruzioni investigative la cosca avrebbe mantenuto una capacità di riorganizzazione, rinnovando le proprie strutture operative nonostante i colpi giudiziari. Le inchieste più recenti hanno portato a numerosi arresti e sequestri patrimoniali, confermando la persistenza del fenomeno e la sua diffusione in diverse regioni italiane.