Sbarco a Vibo Marina, immigrato deceduto: la Procura apre un'inchiesta
Disposta l'autopsia sul profugo di 25 anni morto per arresto cardiaco a bordo del pattugliatore della Marina Militare che ha tratto in salvo 763 migranti
di MIMMO FAMULARO
Il fiocco azzurro per la nascita di Francois Manuel e un giallo per la morte del venticinquenne immigrato deceduto sulla nave della Marina Militare per un arresto cardiaco. Presenta diverse sfumature l'ultimo sbarco di profughi al porto di Vibo Marina. Da una parte la vita, dall'altra la morte. Ed è proprio su quest'ultimo aspetto che ha deciso di soffermarsi la Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Il procuratore facente funzioni Michele Sirgiovanni ha infatti avviato un'inchiesta e disposto l'autopsia che servirà a capire le reali cause del decesso del venticinquenne immigrato proveniente da un paese dell’Africa subsahariana. Sul suo corpo i medici presenti a bordo della "Bettica" avrebbero rinvenuto segni di violenza originati da percosse subite prima di intraprendere la traversata lungo il Canale di Sicilia.
I numeri. In tutto sul suolo vibonese sono giunti 763 profughi di varia nazionalità. Tra di loro 153 donne e 151 minori non accompagnati. Limitati i casi di scabbia e parecchi i feriti, soprattutto per via di alcune ustioni. Lavoro straordinario per i medici e gli infermieri coordinati dal dottore Antonio Talesa. Per alcuni si è reso necessario il trasporto in ospedale. Nessuno però è in pericolo di vita. Particolarmente complicate le operazioni di sbarco.
Operazioni complicate. Strapiena di disperati la nave della Marina Militare, aiutata ad “alleggerire” il carico tramite le motovedette della Capitaneria di Porto che hanno fatto la spola tra il molo e il pattugliatore trasbordando un centinaio di migranti. A dirigere personalmente le operazioni ci ha pensato il comandante Antonio Lo Giudice. Così la “Bettica” ha attraccato con circa tre ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia. E qui è iniziato il complesso lavoro coordinato dalla Prefettura: dai controlli sanitari eseguiti dall’Asp (la direzione strategica dell’Azienda composta da Angela Caligiuri, Michelangelo Miceli e Francesco Procopio ha offerto a proprie spese l’acqua per i migranti), ai controlli di sicurezza condotti dalla Questura (sul posto il vicario Marco Giambra e il primo dirigente Stanislao Caruso) ed, in particolare, dagli agenti dell’Ufficio Immigrazione guidati da Francesca Roberto.
Work in progress. Le procedure di identificazione sono ancora in corso e verranno ultimate all’interno di un capannone del Consorzio industriale entro la giornata di oggi. I migranti verranno, quindi, trasferiti altrove secondo il piano di ripartizione previsto dal Viminale. Solo 100 rimarranno in Calabria mentre nelle strutture del Vibonese verranno destinati i minori non accompagnati affidati ai servizi sociali del Comune di Vibo.
