Vibo Marina "ostaggio" dei petroli fino al 2045: la rabbia di Lo Schiavo
L'ex consigliere regionale attacca il rinnovo ventennale della concessione a Meridionale Petroli: «Il futuro di una comunità ipotecato con un tratto di penna. Si impugni il provvedimento»

Un rinnovo che sa di condanna per lo sviluppo turistico e la sicurezza del territorio. La notizia del prolungamento della concessione demaniale alla Meridionale Petroli per i prossimi vent’anni ha scatenato la dura reazione di Antonio Lo Schiavo. L’ex consigliere regionale, da sempre in prima linea sulla questione della delocalizzazione dei depositi costieri, non usa giri di parole per definire la decisione dell’Autorità di Sistema Portuale di Gioia Tauro: un atto che «calpesta» le aspirazioni di una intera cittadinanza.
Secondo Lo Schiavo, la decisione di blindare oltre 26.000 metri quadrati fino al 2045 rappresenta una scelta inaccettabile, assunta ignorando il sentire Comune e gli atti ufficiali: «Apprendo con amarezza, ma senza sorpresa, che il futuro di un’intera comunità è stato ipotecato con un tratto di penna. L’Autorità portuale ha deciso sul destino di un territorio ignorando il voto unanime del Consiglio comunale e ogni prospettiva di sviluppo alternativo».
L'ex consigliere ricorda come la battaglia per la delocalizzazione non sia solo una questione estetica, ma di civiltà e sicurezza. L'impianto in questione, sottolinea Lo Schiavo, è stato in passato oggetto di sequestri per scarichi abusivi e valori anomali di benzene, elementi che rendono la convivenza con il centro abitato ancora più critica.
Il cuore della polemica risiede nella gestione "unilaterale" del porto. Per Lo Schiavo, un ente tecnico non può sostituirsi alla volontà politica e sociale di chi il territorio lo vive quotidianamente: «Non può essere un’autorità portuale a decidere cosa debba diventare Vibo Marina. Le popolazioni locali non possono essere trattate come comparse in decisioni che riguardano la loro salute e il loro futuro».
Nonostante il rinnovo sia già nero su bianco, Lo Schiavo non considera chiusa la partita. Il suo è un appello diretto all'amministrazione comunale e a tutte le forze politiche affinché si passi dalle parole ai fatti legali, tra cui l'impugnazione del provvedimento.
«Vibo Marina merita un porto aperto al turismo, non condannato a restare ostaggio di serbatoi a pochi metri dalle case», conclude Lo Schiavo. «Non è finita. Non deve finire così».
