Un caso che sta varcando i confini nazionali, finendo sotto la lente d'ingrandimento non solo della stampa italiana ma anche di testate asiatiche, quello che vede protagonista un turista calabrese originario di Santa Domenica di Ricadi. L'uomo, durante una vacanza nel Sud-Est asiatico nel periodo natalizio, ha pubblicato sui propri canali social una serie di video dai contenuti pesantemente offensivi nei confronti della popolazione e delle tradizioni della Thailandia.
​Nei filmati, diventati rapidamente virali, l'uomo si abbandona a commenti denigratori, arrivando a paragonare i cittadini locali a degli animali: «Mangiano come i cani, anzi il mio cane mangia meglio». In altri passaggi, il turista insulta un tassista intento a mangiare e rivolge attacchi verbali a proprietari di carretti di street food, arrivando a invocare bombardamenti sul Paese e definendo la Thailandia un luogo che «fa schifo».
​La reazione è stata immediata e violentissima. I profili social dell'uomo sono stati inondati di insulti e critiche, non solo da parte di cittadini thailandesi, ma anche da molti italiani residenti in Asia che si sono sentiti danneggiati dall'atteggiamento del connazionale. Molti utenti hanno chiesto l'intervento delle autorità per diffamazione, sottolineando come la ripresa di persone senza consenso possa violare le severe leggi locali sulla protezione dei dati personali.
​Rischi legali e polemiche internazionali
​La vicenda ha assunto una dimensione diplomatica e legale preoccupante. Secondo quanto riportato, la legge thailandese prevede pene severissime per determinati reati, con il rischio di arresto e condanne che possono arrivare fino a 15 anni di carcere per ogni singolo atto accumulabile. Nonostante l'ondata di sdegno e il rischio concreto di ritorsioni legali, il turista ha continuato per giorni a pubblicare contenuti simili, condividendo persino la posizione del proprio hotel.
​Mentre l'uomo sarebbe già ripartito per l'Italia portando con sé la scia di polemiche, l'intera comunità italiana in Thailandia teme ora un danno d'immagine permanente. La vicenda resta al centro dell'attenzione mediatica, come esempio dei pericoli legati all'uso sconsiderato dei social media e del mancato rispetto delle culture ospitanti.