'Ndrangheta in Piemonte, omicidio Romeo: assolto venti anni dopo presunto mandante
Il verdetto emesso dai giudici torinesi segue all'annullamento con rinvio da parte della Cassazione della condanna di Domenico Marando
La Corte di Assise di Appello di Torino ha assolto Domenico Marando dall'accusa di essere il mandante dell'omicidio di Roberto Romeo. Una sentenza che segna una nuova tappa sull'ultimo delitto della sanguinosa faida di 'ndrangheta scatenatasi in Piemonte. Una lunga scia di sangue iniziata con l'omicidio di Francesco Marando. La Procura aveva chiesto vent'anni di carcere. Il caso è quello di Roberto Romeo, un giovane che venne ucciso con due colpi di pistola a Rivalta il 30 gennaio 1998 in una faida tra gang.

Faida di Volpiano. Il verdetto emesso dai giudici torinesi segue all'annullamento con rinvio da parte della Cassazione della condanna che Domenico Marando, difeso dall'avvocato Francesco Lojacono, aveva riportato in primo ed in secondo grado quale mandante dell'omicidio di Roberto Romeo. Lo scorso 27 aprile la stessa Cassazione aveva annullato con rinvio i due ergastoli riportati da Rosario Marando e Natale Trimboli (difesi dagli avvocati Lojacono e Araniti) per il triplice omicidio di Francesco Mancuso, Antonio e Nino Stefanelli.
I pentiti. La sentenza della Corte d'Assise di Appello di Torino assume - per le difese degli imputati - una particolare importanza perchè rappresenta la prima verifica dibattimentale delle recenti dichiarazioni, ribadite in udienza, rese dal neo collaboratore Domenico Agresta, che accusava lo zio Domenico Marando di essere il mandante dell'omicidio, e che si erano andate ad aggiungere ai pregressi contributi collaborativi provenienti da Rocco Varacalli e Rocco Marando. (mi.fa.)
