È il Vibonese a emergere in alcuni passaggi delle dichiarazioni rese da Marco Ferdico, collaboratore di giustizia ed ex esponente della Curva Nord dell'Inter, nell'ambito dell'inchiesta “Doppia Curva” condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. Nei verbali del 22 giugno scorso, il pentito ha ricostruito davanti ai magistrati una serie di rapporti e contatti che, secondo la sua versione dei fatti, si sarebbero sviluppati attorno alla gestione della tifoseria nerazzurra e alla ricerca di appoggi esterni dopo l'omicidio di Vittorio Boiocchi.

Nel racconto di Ferdico vengono chiamati in causa Giuseppe Idà, Vincenzo e Filippo Monardo e Pietro Andrea Simoncini, tutti indicati come figure riconducibili, a vario titolo, all'area delle Serre vibonesi. Le dichiarazioni del collaboratore dovranno naturalmente essere valutate dagli inquirenti e dalla magistratura nell'ambito dei procedimenti in corso e, per le persone citate, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Il dopo Boiocchi e la conquista della Curva

Il filo conduttore della ricostruzione è rappresentato dall'omicidio di Vittorio Boiocchi e dalla successiva necessità, secondo quanto riferito da Ferdico, di consolidare il controllo della Curva Nord e delle attività economiche collegate al settore dello stadio.

Ferdico racconta di aver confidato a Idà e Monardo, già nel 2021, i propri propositi nei confronti di Boiocchi. I due, secondo la sua versione, inizialmente lo avrebbero messo in guardia sulla difficoltà di mantenere autonomamente il controllo della curva, salvo poi prospettare la possibilità di coinvolgere soggetti esterni.

È in questa fase che, nel racconto del collaboratore, entra in scena Antonio Bellocco, esponente della famiglia di Rosarno successivamente ucciso nel settembre 2024 da Andrea Beretta. Secondo Ferdico, Idà e Monardo avrebbero contribuito a creare il collegamento con Bellocco, individuato come possibile figura interessata alla gestione della Curva.

«Serviva la ’ndrangheta»

Uno dei passaggi più significativi delle dichiarazioni riguarda proprio la ricerca di una protezione esterna. Ferdico riferisce di aver detto a Beretta che, per mantenere il controllo della Curva Nord, sarebbe stato necessario fare affidamento su ambienti della criminalità organizzata calabrese.

«Gli ho detto che lui non aveva nessun politico a Roma [...] che poteva tenere la Curva Nord di Milano e che ci voleva la ’ndrangheta», avrebbe dichiarato il collaboratore, secondo quanto riportato nei verbali.

Un'affermazione che si inserisce nella ricostruzione dei presunti rapporti tra alcuni esponenti del tifo organizzato milanese e ambienti criminali calabresi, al centro dell'indagine “Doppia Curva”.

Il ruolo attribuito a Pietro Andrea Simoncini

Nel corso dell'interrogatorio Ferdico si sofferma anche sulla figura di Pietro Andrea Simoncini, indicato come suo suocero. Il collaboratore riferisce di averlo informato dei propri propositi e racconta alcuni episodi nei quali Simoncini avrebbe rivendicato, a suo dire, una vicinanza agli ambienti della ’ndrangheta.

Ferdico riferisce inoltre di presunti rapporti tra Simoncini e alcune famiglie calabresi, citando in particolare gli Emanuele-Idà. Il racconto si intreccia con vicende risalenti al territorio vibonese e con un presunto agguato che, secondo quanto dichiarato dal pentito, sarebbe stato organizzato ai danni dello stesso Simoncini.

Si tratta di circostanze riferite dal collaboratore e che dovranno essere oggetto delle verifiche investigative e processuali del caso.

Filippo Monardo e il collegamento con Bellocco

Nel verbale compare anche Filippo Monardo, già consigliere comunale di Sorianello e figura che, secondo il racconto di Ferdico, avrebbe avuto rapporti con gli ambienti riconducibili ai Bellocco.

Il collaboratore ipotizza che proprio attraverso una catena di contatti tra persone vicine alla realtà vibonese si sarebbe arrivati ad Antonio Bellocco. Nella ricostruzione di Ferdico, Vincenzo Monardo avrebbe informato Filippo della situazione nella Curva dell'Inter e quest'ultimo avrebbe poi fatto da tramite per raggiungere Bellocco.

Il risultato, secondo il racconto, sarebbe stato l'arrivo di Bellocco a Milano. «Bellocco arriva a Milano per il tramite di Monardo», è in sostanza la ricostruzione fornita dal collaboratore ai magistrati.

Ferdico attribuisce inoltre a Filippo Monardo una presenza costante nel mondo della Curva, ricordando presunti omaggi e tentativi di avviare rapporti commerciali legati al merchandising.

Un quadro ancora al vaglio degli inquirenti

Le dichiarazioni rese da Ferdico si inseriscono in un'inchiesta che punta a ricostruire i rapporti tra il mondo del tifo organizzato delle due principali squadre milanesi e la criminalità organizzata. Il suo racconto, in particolare, mette in relazione la gestione della Curva Nord dell'Inter con una rete di contatti che dalla Lombardia conduce fino alla Calabria e, nello specifico, al territorio vibonese.

Un quadro complesso, nel quale compaiono numerosi nomi e circostanze che dovranno essere sottoposti alle verifiche della magistratura. Le dichiarazioni del collaboratore rappresentano infatti una parte del materiale investigativo e, come tali, dovranno essere riscontrate e valutate nell'ambito dei procedimenti giudiziari.