“ Un nostro concittadino ha vissuto nelle ultime ore un momento drammatico, a causa di un incidente che ha richiesto l’intervento dell’elisoccorso. L’elicottero, come previsto dalle procedure di emergenza, è atterrato presso il campo sportivo comunale, individuato – lo ricordiamo – come area di ammassamento dei soccorritori nel Piano di Protezione Civile comunale.

[foto id="559132"]

Tuttavia, ciò che è accaduto lascia sconcertati: l’ambulanza non è riuscita ad accedere al campo sportivo, costringendo a manovre complesse e probabilmente a ritardi nei soccorsi. Le cause? Un cantiere in corso che impedirebbe l’accesso veicolare, secondo quanto riferito dal vicesindaco presente sul posto. Un cantiere che, evidentemente, non è stato minimamente coordinato con il Piano di Emergenza in vigore, ma questo sicuramente lui non lo sa”. A scriverlo è Giuseppe Alibrandi, consigliere comunale di minoranza di Sant’Onofrio, per il gruppo Costruiamo il futuro, critico nei confronti dell’esecutivo guidato dal sindaco Antonino Pezzo.

“È doveroso, prima di tutto -spiega -  rivolgere un augurio di pronta guarigione alla persona coinvolta, nel rispetto della sua privacy. Ma altrettanto doveroso è sollevare una riflessione pubblica, seria, sulla gravissima disorganizzazione emersa.

Il Piano di Protezione Civile di Sant’Onofrio è fermo al 2020. La normativa nazionale – in particolare il D.Lgs. 1/2018, Codice della Protezione Civile – prevede l’obbligo di aggiornamento almeno biennale o ogniqualvolta intervengano modifiche rilevanti, come appunto la realizzazione di cantieri che coinvolgono aree strategiche per l’emergenza.

Invece il piano è rimasto lì, dimenticato, probabilmente ignoto allo stesso sindaco, che per legge è il Responsabile della Protezione Civile comunale. Non è un dettaglio tecnico: si tratta di un obbligo di legge, oltre che di una responsabilità morale e politica verso la cittadinanza.

Chi ha autorizzato un cantiere che rende inaccessibile l’unica area designata per l’atterraggio dell’elisoccorso? Chi doveva vigilare? Dove sono il controllo e il coordinamento tra uffici, Protezione Civile e amministrazione comunale?

Questo episodio non può passare sotto silenzio. Non è solo un errore, ma l’ennesima prova concreta della totale inattuazione del Piano di Protezione Civile, che dovrebbe essere uno strumento vivo, aggiornato e coordinato. E invece sembra essere poco più che una formalità archiviata in un cassetto.

Il nostro augurio è che questa vicenda, possa finalmente svegliare le coscienze e spingere chi di dovere a fare ciò che è obbligatorio per legge e doveroso verso la comunità: aggiornare il Piano, attuarlo, e – soprattutto – conclude Alibrandi - conoscerlo”.