Appalti "spezzatino" e corruzione al Comune di Cosenza, indagati dirigenti e funzionari (VIDEO)
Eseguite dalla Guardia di finanza quattro misure cautelari: scatta la sospensione per tre dipendenti pubblici ed il divieto di esercitare attività per un imprenditore cosentino
Gli appalti cosiddetti "spezzatino" del Comune di Cosenza sono finiti nel mirino della Procura e della Guardia di finanza. Eseguite tre misure interdittive della sospensione dell'esercizio del pubblico ufficio nei confronti di altrettanti dirigenti e funzionari in servizio nell'amministrazione comunale. Ad una quarta persona, un imprenditore cosentino, è invece destinatario di una misura cautelare di divieto di esercitare l'attività. Sono in tutto 14 le persone indagate. A vario titolo, i reati contestati, per le singole fattispecie, vanno dalla corruzione per atto d’ufficio all’abuso d’ufficio.
I nomi. I dirigenti del Comune di Cosenza colpiti da interdittive dai pubblici uffici sono Arturo Mario Bartucci, responsabile Ambiente e Ciclo dei rifiuti; Carlo Pecoraro, responsabile del Settore Ambiente e Edilizia Privata, e Domenico Cucunato, addetto al settore infrastrutture fino al 2016. Sono stati sospesi ciascuno per periodi che vanno dai tre ai sei mesi. L'imprenditore coinvolto è il cosentino Francesco Amendola.
Appalti "spezzatino" per oltre 2 milioni di euro. L’attività di indagine si è concentrata principalmente sui lavori affidati con il sistema del cottimo fiduciario dal Comune di Cosenza ad un numero ristretto di imprese, senza il rispetto dei principi di rotazione e di trasparenza. L’analisi delle circa cinquemila determine dirigenziali del Comune di Cosenza prese considerazione hanno evidenziato anomalie nell’utilizzo della procedura di affidamento dei lavori in economia, nella non osservanza del principio di rotazione, trasparenza e parità di trattamento nonché nell’affidamento dei lavori, molto spesso al di sotto dei 40.000 euro, ad un numero ristretto di operatori economici, anche in violazione del divieto di frazionamento. "Le indagini - spiega un comunicato della Guardia di finanza - hanno dimostrato come il mancato rispetto della normativa vigente in tema di affidamento dei lavori sia collegata all’ottenimento di altre utilità, per sè o per i propri fa miliari, da parte di alcuni dipendenti e dirigenti del comune di Cosenza". L’importo complessivo contestato, in riferimento ai lavori affidati da parte del Comune di Cosenza, nelle annualità dal 2012 al 2015, è pari ad € 2.150.595,00 (oltre IVA). Gli appalti riguardano anche i canili comunali e le luminarie da installare nei periodi festivi.
L'altra operazione. Contemporaneamente i militari della Compagnia di Cosenza, stanno eseguendo un decreto di sequestro per equivalente emesso dal gip del Tribunale, su richiesta della Procura, per quasi tre milioni di euro nei confronti di quattro società responsabili di aver realizzato una frode fiscale milionaria attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Gli investigatori cosentini stanno sottoponendo a sequestro tutti i beni di proprietà delle società, ovvero i saldi attivi presenti sui rapporti finanziari, gli immobili situati in territorio calabrese e le quote sociali.
Frode fiscale. Il sequestro scaturisce da una verifica fiscale svolta nei confronti di un'azienda cosentina, attiva nel settore immobiliare, nel corso della quale venivano individuate operazioni commerciali “anomale” intercorse con altre sei società, operanti nel medesimo settore, di cui tre con sede in Cosenza e tre con sede “dichiarata” a Roma. "Mirati accertamenti effettuati presso le sedi romane delle tre società - spiegano i finanzieri - permettevano di rilevare che le stesse erano meramente cartolari e che quelle effettive erano ubicate nella Provincia di Cosenza. A seguito di ulteriori approfondimenti contabili, svolti nei confronti delle società coinvolte nel meccanismo fraudolento, veniva rilevato l’inserimento in contabilità di fatture ed altri documenti falsi per diversi milioni di euro al fine di “gonfiare” fittiziamente i costi e ridurre gli utili dell’impresa, falsi acquisti di edifici in costruzione, compravendite fittizie di immobili già costruiti, adibiti ad ;uso abitativo o commerciale, e finte realizzazioni di impianti o altre opere murarie su diversi fabbricati, attestavano false operazioni e costi in realtà mai sostenuti".
Tutte le società nei cui confronti venivano svolte le attività ispettiva risultavano gravate da una rilevante esposizione debitoria prevalentemente nei confronti dell’Erario e di istituti previdenziali. La Procura ha avanzato istanza di fallimento per tre delle società interessate dal provvedimento, in ordine alle quali ha ottenuto dal Tribunale fallimentare la dichiarazione di fallimento per una e la riserva di decisione per le altre due.
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