Tridico all’attacco di Occhiuto: «La Calabria affonda, ma lui pensa alle poltrone»
Il capodelegazione M5S contesta l’istituzione dei due sottosegretari: «Espediente per aggirare la Costituzione e il referendum. Spesi 400mila euro per il cerchio magico»
Un atto d’accusa durissimo quello lanciato da Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, contro la gestione della Regione Calabria guidata da Roberto Occhiuto. Al centro della contesa, la recente riforma che ridisegna i vertici della Cittadella, istituendo due figure di sottosegretario alla Presidenza.
Tridico dipinge un quadro a tinte fosche della regione: «La Calabria è ultima per sanità, infrastrutture e lavoro. Gli ospedali collassano e i giovani emigrano, ma la priorità di Occhiuto è creare poltrone su misura per il suo cerchio magico». Secondo l’esponente pentastellato, la riforma basata sulla legge regionale n. 9/2026 sarebbe un insulto ai cittadini, con un costo per le casse pubbliche di 400mila euro l’anno — oltre 14mila euro mensili a poltrona — proprio mentre si taglia su salute e scuola.
L'ex presidente dell'INPS solleva un caso di legittimità democratica, accusando il Governatore di aver "piegato le regole" alla propria convenienza. «L’articolo 123 della Costituzione prevede un iter aggravato per le modifiche statutarie, con la possibilità di richiedere un referendum popolare. Occhiuto ha aggirato questo presidio modificando la legge regionale sul referendum (la n. 8/2026) per escludere dalla consultazione le revisioni definite "organizzative"». Un escamotage tecnico, secondo Tridico, per blindare la nomina dei sottosegretari senza passare dal giudizio dei calabresi.
L’intergruppo di opposizione in Consiglio regionale ha deciso di passare alle vie legali e politiche. «Abbiamo depositato formale richiesta per avviare l’iter referendario — annuncia Tridico —. La Calabria non è il feudo personale di Occhiuto e il Consiglio non è il suo ufficio di collocamento».
Il capodelegazione M5S conclude ribadendo che la battaglia proseguirà in ogni sede: «Difenderemo i diritti dei calabresi in sede democratica, politica e, se necessario, costituzionale. I cittadini non sono comparse e hanno il diritto di dire la loro su una riforma che sottrae risorse al futuro per alimentare la burocrazia politica».
