#FOCUS | Amministratori sotto tiro, una minaccia ogni 18 ore: il fenomeno in Calabria
Sono 52 i casi registrati in Calabria nel 2015, secondo il rapporto elaborato da Avviso pubblico e presentato nel Reggino
di ILARIA LENZA
Una minaccia ogni 18 ore, per una media di 40 intimidazioni al mese. Gli amministratori locali e i funzionari della Pubblica amministrazione sono stati, nello scorso anno, i principali destinatari di minacce e atti intimidatori inscenati dalla criminalità organizzata. E' quanto emerge dal rapporto 2015 elaborato da Avviso pubblico, presentato ieri a Gioiosa Jonica in occasione della prima marcia nazionale a sostegno degli amministratori sotto tiro di Polistena. Nel report sono contenuti i dati, allarmanti, di un fenomeno in crescita dal nord del Paese sino alla punta dello stivale.
La Calabria. La tendenza è purtroppo da definire in crescita: rispetto al 2014 si è verificato in Italia un incremento del fenomeno criminale stimato al 33 per cento. Tre episodi intimidatori su quattro sono stati registrati nel mezzogiorno, su un totale di 479 casi nazionali. Al primo posto della classifica si colloca la Sicilia, seguita da Campania e Puglia. La Calabria, nel report, figura al quarto posto con 52 casi nel 2015, pari all'11 per cento del dato nazionale. Tra le città calabresi, Cosenza è quella con la casistica più importante: 18 casi su 52 hanno trovato collocazione nel 2015 in questa provincia. Ma a livello regionale il fenomeno appare sostanzialmente stabile rispetto all'anno ancora precedente, il 2014. La distribuzione territoriale del fenomeno deve essere letta, inoltre, congiuntamente alla collocazione temporale. Stando al report, infatti, il periodo più "caldo" del 2015 ha coinciso con il voto in sei regioni d'Italia. Un dato, questo, che dà la dimensione del fenomeno e della sua finalità, in qualche caso, infatti, alcuni amministratori finiti sotto tiro si sono ritirati dalla competizione elettorale.
Le caratteristiche. Due volte su tre l'intimidazione inscenata è stata "diretta". Vale a dire che il 70 per cento delle volte a finire "sotto tiro" sono stati i soggetti in quel momento protagonisti della vita politica o amministrativi del contesto. Per raggiungere il proprio scopo, la mano criminale ha utilizzato metodi e caratteristiche diverse. A prevalere, su scala nazionale, è l'utilizzo delle fiamme, degli incendi dolosi (23%), a seguire le lettere minatori (14%), le aggressioni fisiche e le minacce verbali (13% in entrambi i casi), i danneggiamenti (13%), le lettere con proiettili (7%), ordigni e spari contro auto e abitazioni (7%). La minaccia e l'intimidazione sono ancora metodi utilizzati per assicurarsi la gestione esclusiva di un settore della vita pubblica. Secondo quanto rilevato, i più delicati e contesi sono gli appalti, le concessioni edilizie e le licenze commerciali, seguite a ruota da rifiuti, sanità e aree verdi, con contrasto all'abusivismo e all'occupazione illecita di alloggi popolari.
Ignoti ed impuniti. A far paura, in un contesto generale preoccupante, è sicuramente la difficoltà di identificare i responsabili dell'atto intimidatorio. Gli ignoti, il più delle volte, restano tali ed impuniti nel tempo, con la rabbia e la sensazione di impotenza a fare compagnia alle vittime degli atti criminali, il cui unico conforto spesso è dato dalla presenza dello Stato. Lo stesso che ieri, insieme alla società civile, ha marciato a Polistena.
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