Violenza di genere, il principio del consenso: «Senza un "Sì" è sempre stupro» (VIDEO)
Elena Bonetti ed Ettore Rosato a Vibo per l'incontro promosso da Azione. Sotto la lente la riforma del ddl: «Non si può arretrare, serve una rivoluzione culturale che parta dalle scuole»
Spostare il focus dalla reazione della vittima alla responsabilità di chi agisce. È questo il cuore della sfida lanciata dalla Biblioteca comunale di Vibo Valentia durante l'incontro "Donne al centro – per difendere il consenso e l'autodeterminazione", promosso da Azione. Un confronto serrato, moderato dalla giornalista Rosita Mercatante, nato per ribadire la necessità di inserire esplicitamente il concetto di consenso nella definizione del reato di violenza sessuale, opponendosi ai recenti tentativi di modifica normativa.
«Troppo spesso la vittima si trova a dover dimostrare di aver detto no, invece di essere tutelata nel proprio diritto a dire sì solo quando lo vuole», ha esordito Elena Bonetti, già Ministra per le Pari Opportunità. Secondo Bonetti, il consenso libero e consapevole deve diventare il pilastro giuridico imprescindibile per evitare la cosiddetta "vittimizzazione secondaria" nelle aule di tribunale.
Ad affiancare l'ex Ministra, il segretario del Copasir Ettore Rosato, che ha sottolineato come la violenza di genere non sia un tema "femminile", ma una piaga sociale radicata che chiama in causa direttamente gli uomini. «Il consenso è un pilastro della libertà: o c'è o non c'è», ha rimarcato Rosato, insistendo sull'urgenza di un lavoro educativo nelle scuole per sradicare quegli stereotipi di possesso e prevaricazione che alimentano i dati allarmanti dei femminicidi, specialmente in Calabria.
L'approfondimento tecnico è stato affidato all'avvocata Elda De Masi (Ordine degli Avvocati di Vibo), che ha analizzato i pericoli legati alla sostituzione del termine "consenso" con quello di "dissenso" nel testo di legge. Eliminare il riferimento esplicito al consenso, ha spiegato la legale, rischia di gravare ulteriormente sulla donna l'onere della prova, in un contesto dove già il 90% delle vittime non denuncia per timore di non essere creduta o per l'umiliazione del percorso giudiziario.
Il dibattito, fortemente voluto dai referenti territoriali Francesco De Nisi e Marisa Galati, ha toccato anche il tema dell'indipendenza economica come scudo contro la violenza. Elena Bonetti ha richiamato l'urgenza di politiche strutturali — come il Family Act — per garantire asili nido, tempo pieno e parità salariale: «Senza autonomia economica, le donne restano più esposte al ricatto e alla prevaricazione».
La conclusione dell'incontro è stata un chiaro segnale politico: Azione si opporrà con determinazione a ogni modifica al Senato che possa indebolire le tutele approvate alla Camera. «Su questi temi non può esserci un arretramento né culturale né giuridico», ha chiosato Bonetti, ribadendo che la difesa del consenso è una battaglia di civiltà che riguarda l'intera comunità.
