Vibo, Fontana Scrimbia piena di spazzatura: Miceli e Policaro interrogano il sindaco
Quali iniziative stanno intraprendendo o si intendono intraprendere per “rinverdire” il patrimonio identitario di Vibo Valentia e, nello specifico, per rivalorizzare la Fontana Scrimbia, affinchè tutti possano conoscere la sua rilevanza storica? Questo è, sostanzialmente, il contenuto dell'interrogazione che il gruppo consiliare "Vibo Democratica" (formato dai consiglieri Marco Miceli e Giuseppe Policaro) hanno rivolto al sindaco di Vibo, Maria Limardo, e che sarà discussa nella seduta di lunedì prossimo.
"L'interrogazione che rivolgiamo al primo cittadino - spiegano i due consiglieri - ha l'obiettivo di risvegliare l'interesse verso Vibo Valentia, perchè non è possibile che un cittadino che ha il privilegio di amministrare una città ne dimentichi la storia: una città senza memoria è una città senza futuro".
"La fontana Scrimbia - asserisce Vibo Democratica - è patrimonio identitario di Vibo Valentia. Per molti vibonesi di ultima generazione, Scrimbia è solo una zona della città, nei pressi del duomo di S. Leoluca, dove sono stati rinvenuti negli anni tantissimi reperti archeologici; ma Scrimbia è molto di più. A dispetto della carenza idrica, lamentata spesso, negli ultimi anni, dai cittadini, la collina vibonese, nell'antichità, era rinomata per essere ricca di fonti; infatti non a caso fino a quando non si decise di aderire alla distribuzione della Sorical, Vibo Valentia possedeva, almeno una trentina d'anni fa, una propria autonomia idrica ancora oggi verificabile attraverso la presenza di pozzi distribuiti lungo il territorio comunale. Gli antichi Greci spiegarono tale fenomeno naturale, attraverso il mito della bella ninfa Scrimbia, ambientato nell'antica Hipponion, città della Magna Grecia che fu un punto di riferimento tale da imporre la necessità di costruire una delle strutture militari più imponenti della regione, quelle mura greche i cui resti sono ancora oggi un riferimento per gli amanti dell'archeologia".
Il gruppo consiliare prosegue raccontando la leggenda: "Si narra che Scrimbia era una giovane fanciulla hipponiate che, non riuscendo a darsi pace per la morte del suo giovane amante, piangeva ininterrottamente, così fu tramutata dagli dei in una fonte perenne". "In onore della ninfa, trasformata da Zeus in una fontana, ne fu costruita una - spiegano Miceli e Policaro - di cui ci è rimasta la parte frontale, ad oggi incastonata in un muro lungo via De Gasperi, che, oltre a non essere facilmente visibile ne distinguibile, per non essere segnalata, si trova in uno stato di totale abbandono, a tal punto che la 'bocca', dalla quale, presumibilmente, sgorgava l'acqua viene spesso utilizzata come pattumiera o posa cenere dai passanti. La collocazione inidonea e la mancanza di segnalazione fanno sì che raramente questo importante reperto venga riconosciuto ed apprezzato. Eppure la leggenda della ninfa Scrimbia è patrimonio identitario della nostra città, e la fontana che la rappresenta costituisce un bene archeologico da valorizzare e rivalutare. Con la narrazione relativa al mito della Ninfa Scrimbia si apre il racconto storico scolpito da Giuseppe Niglia nel 1975, sulle porte del Tempio del duomo di San Leoluca; a costei si è ispirato l'artista Reginaldo D'Agostino nel realizzare la statua collocata all'interno della vasca di piazza Martiri d'Ungheria, vasca molto apprezzata e valorizzata dal punto di vista faunistico dall'attuale amministrazione".
