E' originario del Vibonese il ristoratore di successo, 40 anni, finito sulle pagine web di Austria e Italia perché coinvolto in una storica inchiesta per 'ndrangheta, la prima di questa importanza nel Paese al di là delle Alpi.

Il blitz sarebbe partito sulla base di una rogatoria internazionale chiesta dalla Procura di Catanzaro. Sono stati perquisiti complessivamente 14 tra pizzerie, uffici e appartamenti. L'imprenditore è considerato affiliato alla criminalità organizzata. Ma lo stesso non ci sta ad essere descritto come uno ndranghetista e dalle pagine del “Kronen”, il giornale più diffuso in Austria, racconta la sua versione dei fatti. "Si pensa che ogni italiano che apre un’attività in Austria sia un mafioso – dice –. Guadagno bene, ma perché alla gente piacciono le mie pizze e ne sono grato". Il 41enne vive in Austria dal 1989 e respinge con forza ogni accostamento con la ‘ndrangheta: "Ho dieci milioni di euro di prestiti in Austria e ogni mese devo vedere come posso onorarli. Pensate che avrei bisogno di prestiti se fossi nella mafia e riciclassi denaro?".

L'italiano, che possiede una catena di ristoranti, aggiunge: "Ho prestiti con diverse banche e non c’è nulla di nascosto. Anche i redditi dall’Italia sono resi noti, non nascondo nulla. Sono venute 150 persone da Vienna e hanno confiscato il mio computer e il mio cellulare. Possono averli, ma lì ci sono solo le foto dei miei figli. E ho lo stesso numero di cellulare da 18 anni. Ogni anno pago due milioni di euro al fisco e all’assicurazione sanitaria, eppure sono costantemente associato alla mafia. L’invidia va guadagnata, in Calabria come a Linz".