Detenuta trans calabrese violentata in carcere da quattro uomini
Una donna transgender, detenuta presso il carcere di Ferrara, si è presentata in infermeria riferendo di essere stata vittima di una violenza sessuale di gruppo da parte di quattro altri detenuti. La denuncia, subito formalizzata dal personale medico, ha attivato il trasferimento della donna all’ospedale Sant’Anna di Cona, dove è stato applicato il protocollo “codice rosa” riservato alle vittime di violenza sessuale.
Secondo quanto ricostruito dalla stampa locale e confermato da fonti giudiziarie, l’aggressione sarebbe avvenuta all’interno della sezione denominata “Protetti” del carcere Arginone, dove sono collocate oltre quaranta persone considerate particolarmente vulnerabili. Si tratterebbe di un momento di socialità ingannevole: i quattro uomini avrebbero invitato la donna a prendere un caffè nella loro cella, per poi aggredirla e violentarla.
A seguito della denuncia, la Procura di Ferrara ha aperto un fascicolo contro ignoti per violenza sessuale di gruppo, mentre la direzione del carcere ha avviato un’indagine interna per ricostruire la dinamica dei fatti e individuare eventuali responsabilità nell’ambito del personale penitenziario. L’attivazione del “codice rosa” ha garantito alla vittima un percorso protetto di supporto medico e psicologico presso il pronto soccorso, secondo le linee guida nazionali per le vittime di abusi.
La detenuta, trasferita a Ferrara alla fine di marzo dallo stesso istituto di Reggio Emilia — l’unico in Emilia-Romagna dotato di una sezione specifica per persone transgender — aveva fin dal primo giorno espresso timori per la propria incolumità. Secondo la Garante comunale dei detenuti di Ferrara, Manuela Macario, la donna aveva più volte richiesto di essere ricollocata in un carcere “più adatto” alle sue esigenze di sicurezza, ma la burocrazia penitenziaria ha rallentato ogni intervento concreto. «Aveva già segnalato molestie e attenzioni inopportune nei corridoi e si era detta terrorizzata all’idea di trovarsi in una sezione “sola per uomini” — ha denunciato Macario —. È inaccettabile che non sia stata ascoltata»
