Turismo e ricchezza, Vibo tra le "reginette": ma non è tutto oro quel che luccica
La ricerca “Il turismo invisibile” condotta da Guido Caselli, direttore del centro studi Unioncamere Emilia-Romagna e oggi all'attenzione del "Sole24Ore"
Non tutto è perduto. Almeno, non quasi tutto, non quando si parla di turismo. E per la prima volta non regina, ma reginetta lo è anche la provincia di Vibo Valentia, almeno stando ai dati che emergono dalla ricerca “Il turismo invisibile” condotta da Guido Caselli, direttore del centro studi Unioncamere Emilia-Romagna, che misura l’incidenza dell’economia turistica nel Paese, e di cui dà notizia oggi il Sole24Ore. Tra le province dove il turismo crea ricchezza c'è anche il Vibonese, unica città del Sud nella top ten italiana, ma c'è sempre un "ma" questo risultato sembra essere stato raggiunto – come si legge sul Sole24Ore "più per demeriti del resto dell’economia provinciale (è molto basso il Pil al denominatore) che per meriti del business dell’accoglienza". Insomma, dati da leggere con attenzione e da "misurare".
Il turismo. A parte i dati, però, quello che emerge è che "il turismo, con i suoi 183 miliardi di euro di ricchezza prodotta ogni anno, vale il 12,2% del Pil nazionale se si somma all’impatto diretto (pari circa alla metà del totale) il valore indiretto generato a cascata sui territori da chi viaggia nel nostro Paese". Nella top Bolzano è regina del Pil turistico, prima provincia in Italia in assoluto (con 16.312 euro per abitante di valore aggiunto turistico), seguita da Rimini (13.714) e Venezia (12.308).
I dati. "C’è un filo conduttore seguito per congiungere i principali numeri dei capitoli successivi, un protagonista che anima la trama del racconto, il turismo" Introduce così Caselli, il suo lavoro. La sua una ricerca dove si misura l’incidenza dell’economia turistica incrociando i dati forniti da diverse fonti, quali Istat, Inps, Cdc, Banca d’Italia, Aida, Prometeia, e applicando poi coefficienti di ponderazione per calibrare il peso sui diversi territori delle attività indirettamente riconducibili al turismo. In questa speciale ricerca, quindi, emerge come il Veneto sia la regione sul podio con 23,1 miliardi di valore aggiunto turistico, seguita dalla Lombardia (22,3 miliardi), Toscana con 18,4 e il Lazio con 17,9. A livello di province, invece, il valore aggiunto turistico supera in termini assoluti il 30% del Pil territoriale a Rimini, Venezia, Bolzano, Grosseto, Livorno, Aosta, Trento, Sassari, Imperia e Vibo Valentia. Queste ultime tre province spariscono dalla cima della classifica, se invece si misura la ricchezza turistica per abitante.
La ricerca. In particolare, Caselli ha spiegato al quotidiano nazionale come "misurare l’industria del turismo è un’operazione monstre" anche in considerazione del fatto che molti dati si rifanno alle "fonti alberghiere (ma il peso della ricettività alberghiera incide per poco più del 20% sui posti letto totali del Paese) e il quadro risulta poco verosimile soprattutto nel Sud Italia, dove il fenomeno delle seconde case, della sharing economy e del sommerso è più forte". Proprio tra le pagine della ricerca si legge come "vi sono alcuni territori nei quali l’incidenza del valore aggiunto turistico diretto e indiretto su quello totale supera il 30 per cento; Rimini; Venezia; Bolzano; Grosseto; Vibo Valentia; Livorno; Aosta; Trento; Sassari; Imperia. Tendenzialmente l’incidenza del valore aggiunto turistico risulta maggiore nelle province alpine, aree nelle quali alla forte capacità di attrarre visitatori si associa una scarsa presenza di altre attività economiche, in particolare manifatturiere. In altre province, in particolare alcune località di mare, l’attrattività turistica rappresenta un forte volano per altre attività terziarie fortemente connesse all’industria del turismo. I valor più bassi si registrano nelle città che “abitano” la via Emilia e, più in generale, la pianura Padana, dove maggiore è la vocazione manifatturiera e la specializzazione nel terziario avanzato. Il peso del turismo è modesto anche in alcune aree dell’entroterra centro-meridionale, territori tradizionalmente agricoli e meno attrezzati per accogliere la domanda turistica. Se si considera il solo valore aggiunto turistico diretto, dal gruppo delle province leader - in questo caso definito da una quota sul totale superiore al 20 per cento - rispetto alla graduatoria precedente escono Livorno, Trento, Sassari, Imperia. Alcune province meridionali entrano nella classifica delle aree con vocazione turistica alta o medio alta: Vibo Valentia, Sassari (comprensiva di Olbia-Tempio), Nuoro (comprensiva di Ogliastra), Teramo, Trapani, Lecce, Foggia, Messina, Matera, Crotone, Cosenza, Salerno, Siracusa, Brindisi, Oristano. Tutte queste province, ad eccezione di Vibo Valentia e Sassari, nella classifica delle città con maggior numero di presenze turistiche in rapporto alla popolazione risultavano nella fascia bassa o medio bassa. Un’analoga distribuzione geografica la si ritrova analizzando l’offerta turistica in termini di addetti e imprese, Rimini e Bolzano si alternano alla testa delle rispettive classifiche, le province lombarde che fanno da cerniera con l’Emilia-Romagna e quelle dell’entroterra campano chiudono le graduatorie. Anche la mappatura del valore aggiunto turistico per abitante non si discosta molto dalle distribuzioni precedenti. Nella fascia delle province con un valore aggiunto per abitante superiore ai 7mila euro, oltre alle città incontrate nelle graduatorie precedenti, si aggiungono Belluno e Savona, mentre scivolano nella seconda fascia, da 3.500 a 7.000 euro per abitante, Vibo Valentia, Imperia e Sassari. Molte città metropolitane – Roma, Milano, Napoli, Bologna – rientrano nella terza fascia, con un contributo turistico al valore aggiunto complessivo portato da ciascun abitante attorno ai 2.500 euro. Caserta, Lodi e Benevento sono le aree dove l’indicatore tocca i valori più bassi, inferiore a mille euro per abitante".
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