Cinquantatrè persone sono state iscritte nel registro degli indagati e ben quattordici impianti di depurazione sono stati sequestrati nell'ambito dell'operazione "Mala depurazione",  coordinata dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria. I provvedimenti, emessi dal gip del Tribunale dello Stretto Maria Cecilia Vitolla sono stati eseguiti dai militari della Guardia Costiera di Reggio Calabria e hanno riguardato tutta la provincia reggina.




È stato nominato custode giudiziale di tutti gli impianti, con facoltà d’uso, il dirigente del dipartimento Ambiente della Regione Calabria, con l’obbligo di conformare urgentemente lo stato di fatto e di diritto degli impianti alle prescrizioni di legge e di regolamento applicabili in seguito alle violazioni contestate nei provvedimenti di sequestro, il tutto comunque entro e non oltre giorni 45 dalla notifica del provvedimento cautelare.

Nel registro degli indagati sono iscritti il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, alcuni dei prefetti delle terne commissariali che hanno gestito la città dello Stretto all’epoca del commissariamento per infiltrazioni mafiosa e l’ex primo cittadino Demetrio Arena, più tutti i sindaci e i prefetti che dal 2011 ad oggi hanno avuto competenze di gestione e controllo sugli impianti sequestrati. I sigilli sono stati apposti a sei impianti di Reggio Calabria (Gallico, Pellaro, Paterriti, Armo, Oliveto e all’impianto consortile di Concessa); uno a Villa San Giovanni (in località Femia); due a Scilla (Favazzina e Oliveto); uno a Bagnara Calabra (Cacilì); due a Motta San Giovanni (Oliveto e Castelli); uno a Marina di San Lorenzo (Agrifa) e uno a Cardeto (in località Calvario).