Gioia Tauro, tensione sul porto: “container sospetti diretti in Israele”
Movimenti e associazioni denunciano possibili carichi legati al conflitto. Assemblea e presidio annunciati per mercoledì.

Navi in arrivo, container sotto osservazione e nessuna risposta ufficiale: torna a salire la tensione attorno al porto di Gioia Tauro, indicato da associazioni e movimenti come possibile snodo nei traffici collegati alla guerra in Medio Oriente. Nelle ultime ore è approdata la nave America e, secondo fonti dei gruppi di protesta, potrebbe imbarcare i primi container sospetti destinati a Israele. Ieri ha attraccato anche la Danit, che – sempre secondo le stesse fonti – trasporterebbe altri otto container già segnalati all’Agenzia delle Dogane e diretti al porto israeliano di Ashdod.
A mantenere alta l’attenzione sono Bds Calabria, Coordinamento Calabria per la Palestina e Global Movement to Gaza Calabria, che parlano di una possibile rete logistica legata al conflitto e chiedono chiarezza sui carichi in transito. I movimenti hanno annunciato per mercoledì alle 17 un’assemblea pubblica all’ostello solidale Dambe So di San Ferdinando, seguita da un’iniziativa di sensibilizzazione al gate principale dello scalo portuale.
Secondo quanto riferito in una nota, otto container trasbordati dalle navi Marie Leslie e Siena sarebbero stati già bloccati da Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza per accertamenti. Un’operazione analoga avrebbe riguardato altri 11 container nel porto di Cagliari. “A oltre dieci giorni dal fermo – denunciano – non esiste ancora alcuna comunicazione ufficiale sugli esiti delle verifiche”.
I movimenti chiedono “trasparenza e risposte immediate”, sollecitando il sequestro dei container qualora emergessero violazioni della legge 185 del 1990, che vieta il transito e l’esportazione di armamenti verso Paesi in guerra o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Sullo sfondo resta il nodo del tracciamento dei carichi, ritenuto ancora difficile e opaco.
