Povertà e disagi hanno tenuto banco anche nel 2018
I dati dell’Istat parlano chiaro. La povertà anche nel 2018 è avanzata ovunque, ma in particolare nella nostra regione, dove tutto è provvisorio e dove regna l’incompiuto nei fatti e nelle sostanza delle cose. Inevitabilmente sono, pertanto, sempre più numerose le famiglie che non possono permettersi più neppure due giorni di vacanza al mare o una semplice pizza con gli amici. Esigenze un tempo normali che per tanti oggi sono diventanti un vero e proprio lusso.
La realtà. La realtà, purtroppo, è questa. Una realtà drammatica e desolante, dove le parole di circostanza diventano quasi un’offesa a chi soffre le pene dell’inferno in quanto a causa del suo stato non riesce a dare risposte alla figlia che chiede con insistenza un paio di scarpe nuove o al figlio che vorrebbe trascorrere una breve vacanza con gli amici, e a quanti pur mettendocela tutta non sanno più come fare per uscire dall’angolo buio delle privazioni in cui la società li ha fatti finire. Un lungo elenco dove figura gente che ha perso il lavoro dalla sera alla mattina e quanti un’occupazione, soprattutto tra le giovani generazioni, non l’hanno di fatto mai avuta. Storie di ordinaria disperazione, spesso nascoste, che in molti vivono silenziosamente nel chiuso della proprie case contorcendosi in ogni ora del giorno il cervello perché non sanno come far fronte neppure alle esigenze minime del vivere quotidiano che vanno dal cibo al vestiario, soprattutto per i figli; dalle cure mediche fino ai soldi necessari per poter saldare il pagamento delle bollette della luce, della spazzatura sempre più cara, del gas e l’affitto della casa. Molti hanno dovuto ritirare i figli dall’università. Altri hanno dovuto giocoforza abbandonare tutto e prendere la valigia in cerca di fortuna altrove. Storie partorite dalla cattiva politica; dai tagli indiscriminati, sostenuti, adottati e sposati quasi in toto senza alcuna vergogna dalla classe dirigente “come soluzione necessaria”, così ci hanno sempre detto nell’era del governo Monti in particolare e conseguentemente dei tanti posti di lavoro venuti a mancare. E per di più, al di là delle parole che non costano niente, senza nessuna seria azione di contrasto, specie da parte della classe politica del Mezzogiorno che avrebbe dovuto più degli altri ribellarsi e che invece si è accodata disciplinatamente senza battere ciglio alle decisioni dei tavoli romani e agli interessi delle banche e dei potentati economici. Ma colpa anche dei tanti ragionamenti dei soliti sapientoni con la soluzione “chiave in mano”, ma solo verbalmente, che hanno solo prodotti assenze e ulteriori ritardi. “U saziu - dice un vecchio proverbio - nù canusci u dijuno”. Una grande verità che dice tutto, senza bisogno di scomodare gli esperti con orologio di marca al polso bene in vista, abituati al salotto, alle domande cretine, al microfonino, alle luci e alla telecamera con tanto di panorama “allegro” alle spalle.
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Aumento dei poveri. Un prete alza le braccia e conferma questo stato di cose che rappresenta un’offesa per tutta la società: “I poveri - ci dice - sono ormai, migliaia. Spesso si tratta di genitori che hanno notevoli difficoltà ad affrontare le esigenze minime quotidiane ma che per pudore hanno difficoltà a manifestare questa loro condizione anche a chi potrebbe offrire loro un mano di aiuto. Uomini e donne, in larga parte sulla cinquantina - continua il sacerdote - che dopo avere superato il disagio del primo incontro chiedono piccoli aiuti, ma soprattutto un posto di lavoro qualsiasi. Noi facciamo quello che possiamo, ma le richieste ormai - conclude il parroco - sono davvero tante”. Ed un volontario di un’associazione impegnata da anni nel sociale aggiunge: "Sono numerose le famiglie che hanno bisogno di essere aiutate, più di quanto si possa immaginare. Non dare risposte - aggiunge - significa creare ulteriore solitudine ed emarginazione. Ad ognuno di noi, quindi, il compito di offrire ascolto alle loro esigenze e fornire nel limite delle nostre possibilità forme di sostegno adeguate". Più che giusto.
Testimonianze. Un uomo sulla cinquantina corre una domenica mattina, “per aiutare la mente a non pensare alla durezza della vita di ogni giorno”, lungo il parco urbano di Vibo Valentia. “Non ho - afferma - più un lavoro. Avevo un sussidio, ma mi è stato revocato per un cavillo burocratico. Aspetto risposte ma nessuno, proprio nessuno, quando hai un problema ti degna di attenzione. Chiedo, insisto, ma tutti mi fanno girare come una trottola mandandomi senza ritegno da una parte all’altra e senza fornirmi risposte. Mi sento – continua - quasi in trappola e completamente abbandonato al mio destino”. L’uomo riprende, quindi, a correre ed esprime mentre si allontana rabbia verso la politica che predica bene e razzola male e contro la burocrazia pignola, interessata e ladrona. Ne ha tutte le ragioni.
Altra testimonianza di ordinaria disperazione è quella di una giovane donna. “Mio marito - afferma - è stato licenziato quasi in tronco a causa della crisi. Questo fatto lo ha letteralmente buttato a terra. Ha tentato qualche strada, ma senza ottenere alcun risultato. Adesso è caduto anche in depressione. Abbiamo due figli e il mutuo da pagare. Ho assolutamente bisogno di un lavoro perché non riusciamo proprio in alcun modo ad andare avanti. Credetemi - conclude la giovane donna - non so più che fare”.
Storie, quelle che vi abbiamo appena raccontato, di una tristezza infinita che fanno male al cuore e allo spirito. Storie di povertà di disagio a cui bisogna dare risposte. Risposte vere nei fatti e nella sostanza e senza girare a vuoto come solitamente fa la farfalla intorno al lume. Il tempo delle chiacchiere è già abbondantemente scaduto.
