Scontro all'ospedale di Vibo, infermieri solidarizzano col collega
Quanto avvenuto nei giorni scorsi nel pronto soccorso dell’ospedale di Vibo, tra la dottoressa Mariana Rodolico e l’infermiere, nonché sindacalista del Nursind, Domenico La Bella, con insulti reciproci, certamente non depone bene non solo in merito all’immagine del nosocomio ma anche sotto il profilo della tensione che si respira all’interno della struttura di primo soccorso.
E per cercare di stemperare gli animi ma non mancando di far rilevare quale sia l’ambiente lavorativo, ci ha pensato il corpo infermieri del nosocomio che si è confrontato in questi due giorni sulla vicenda.
Lo scopo principale delle loro esternazioni è quello innanzitutto di esprimere massima solidarietà al collega La Bella (“persona sempre disponibile con tutti”) e poi di esporre le “condizioni critiche in cui lavoriamo in questo momento, con una grave carenza di personale infermieri, oss e di dipendenti in generale”. Nei mesi scorsi la categoria ha proclamato lo stato di agitazione proprio al fine di far accendere i riflettori sulla situazione dello Jazzolino (e non solo) in particolare dopo le aggressioni al personale sanitario ma “senza sortire effetto alcuno. Nessuno si è fatto vivo – argomentano – e addirittura le cose sono anche peggiorate. La circostanza, poi dell'apertura del reparto di medicina d'urgenza ha provocato ulteriori difficoltà. Se ci tengono tanto ad aprirlo bisogna essere consapevoli che esso deve avere in dotazione il giusto personale in quanto considerato un reparto a tutti gli effetti. Noi, nonostante siamo ad un passo della Medicina d'urgenza, dobbiamo già occuparci dell'emergenza con tutto ciò che questo comporta essendo già sotto pianta organica”.
Ma anche un’altra novità viene vista negativamente – o quanto meno con un sentimento critico – dagli infermieri: il boarding vale a dire “spostare un medico al computer che si occupi delle tante barelle messe in fila nei corridoi al fine di gestirle cercando invano di trovare posti letto. Un compito che non dovrebbe essere appannaggio del personale del pronto soccorso perché già impegnato nell'emergenza. Bisogna che i vertici aziendali capiscano che una volta che il paziente ha superato la situazione di criticità deve essere dimesso o ricoverato nei reparti dove, però al momento, non c'è mai posto”.
Insomma, il boarding causa, a giudizio degli interessati, il venir meno di una figura professionale: “Togliendo un medico dai codici bianchi (cioè accanto al triage) non c’è più la possibilità di averlo accanto per l'aiuto e la diagnosi al triage anche perché in questo modo si riusciva a smaltire meglio la mole di persone soprattutto nel periodo estivo e ciò ci aiutava ad essere meno stressati, ricevere meno insulti e soprattutto minacce di ogni genere”. L'appello è quello di implementare il numero di personale affinché “noi tutti possiamo lavorare in tranquillità, dare il massimo delle nostre conoscenze e professionalità, ridurre i tempi d'attesa e infine offrire il massimo per il paziente”.
Dalla categoria si alza un ulteriore appello e c’è anche chi punta giustamente i piedi: “Smettiamola di farci trattare da incompetenti e scansafatiche, perché qua c’è di mezzo la vita delle persone in primis, e poi la dignità di tutti noi che torniamo a casa massacrati alla fine di ogni turno e a volte senza neanche ritrovare l’auto nel parcheggio perché oggetto di furto come spesso avviene da diverso tempo a questa parte, quindi oltre al danno la beffa”.
