Dopo le dimissioni l'ex commissario straordinario parla a Zoom24: "Spero che il gesto serva ad aprire una discussione seria su come riformare l'Ente"

“Per bonificare una palude di questo tipo un cucchiaino non basta”. La butta in metafora Nello Gallo, il commissario nominato dal governatore per rimettere un po’ d’ordine nella burrascosa situazione dell’azienda Calabria Verde, innescata dalle inchieste giudiziarie. Il commissario ieri ha gettato la spugna rassegnando le proprie dimissioni da un incarico considerato “troppo gravoso per una persona sola al comando”. Lo ha spiegato ieri al governatore Mario Oliverio, che adesso dovrà fare le proprie valutazioni mentre Gallo tornerà a svolgere le sue funzioni da commissario per il dissesto idrogeologico. “Spero che questo mio gesto induca a una riflessione vera” ripete come un mantra l’ex commissario, lasciando intendere che per “bonificare un’azienda fortemente compromessa” servirebbe una task force più che un solo commissario. “Calabria Verde conta 7500 dipendenti – spiega ancora – È un’azienda tre volte più grande della Regione Calabria, la quale ha circa 2000 dipendenti. Si capisce bene che non è un ente che può essere governato da un uomo solo con una dirigenza impossibilitata a svolgere le proprie mansioni perché indagata a vario titolo”. Insomma, in Calabria Verde bisogna ripartire da zero e lo conferma senza tentennamenti l’ex commissario quando dice: “In questo mese e mezzo ho avuto la percezione di come per l’azienda non sia il tempo della semina ma dell’aratura”. Un tempo lungo quindi che Gallo non poteva dedicare completamente alla “formattazione” dividendo il suo tempo tra l’ufficio per il dissesto idrogeologico e “Calabria Verde”. Da qui il passo indietro.

Quali azioni. Ma quali sono le operazioni da cui partire per “bonificare” l’azienda? Nello Gallo non ha dubbi, al primo posto mette una profonda azione di moralizzazione a tutti i livelli, dal più basso al più alto. Secondariamente, una regolamentazione contrattuale. “Calabria Verde ha 7500 dipendenti contrattualizzati con 5 forme collaborative differenti. Da questo punto di vista bisogna fare uno sforzo collettivo – aggiunge – perché quando piove i forestali idraulici non stiano a casa ma sugli alvei dei fiumi”. E infine una semplificazione anche sotto il profilo “legale”: “L’azienda si porta dietro dall’accorpamento con le ex comunità montane e dall’Afor una passività determinata in larga parte da un livello di contenzioso altissimo”. Ma la maggior parte delle cause che zavorrano le casse dell’ente provengono da procedimenti innescati dagli stessi dipendenti. “A fronte di un credito di 50 euro maturato dai lavoratori per spettanze percepite in ritardo siamo costretti a pagare agli avvocati parcelle di 600 o 700 euro. E questo per migliaia di cause attualmente pendenti”. Insomma, serve uno sforzo collettivo di semplificazione con la collaborazione anche dei sindacati.

Difficoltà. Di difficoltà ne ha incontrate l’ex commissario nel suo tentativo di riemettere ordine in un ente mastodontico e stratificato da numerosi accorpamenti successivi. “Difficoltà ce ne sono tante – ammette – ma nessuno può avere paura delle difficoltà. È un lavoro lungo e profondo che secondo me deve essere svolto a tempo pieno con professionalità qualificate” ma il vero problema, secondo Nello Gallo, è quello di aprire una discussione vera su come riformare l’ente e sui diversi ruoli che la politica, i sindacati e il management devono giocare. Insomma, senza un’azione sinergica e una reale determinazione a invertire la rotta battuta dall’ente in house, Calabria Verde diventa un’azienda ingestibile. “Io sono convinto che il governatore ha una volontà più feroce della mia di incidere con un’azione di bonifica – ha concluso Gallo – e dalla lettura che farà della situazione, anche in base delle informazioni da me fornite, sono certo che sarà capace di avviare un percorso più adatto alle esigenze dell’azienda”. (cz1)