Fu ucciso e poi il suo corpo bruciato. La sua "colpa": l'intenzione di rompere una relazione clandestina con una donna, separata in casa. Ed è stata proprio Liberata Gallace (54 anni di Piani di Acquaro) che, secondo i giudici della Corte d'Assise di Catanzaro, ad aver ordito la trappola e ucciso Giuseppe Damiano Cricrì, 48enne di Melicuccà di Dinami, il 22 ottobre del 2013. Per questo è stata condannata  a 24 anni di carcere. Mentre Fiore D'Elia, 66enne di Gerocarne, che l'aiutò a disfarsi del cadavere, è stato condannato a 22 anni di reclusione per l'accusa di soppressione di cadavere. Per un terzo imputato Alfonsino Ciancio e figlio della Gallace è già intervenuta la sentenza di condanna in Appello a 14 anni di carcere, pena ridotta rispetto ai 30 anni di reclusione sentenziati in primo grado nell’ambito del giudizio abbreviato.




Giuseppe Damiano Cricrì, dopo la separazione dalla moglie aveva stretto una relazione sentimentale con Liberata Gallace, a sua volta separata in casa. La donna non avrebbe accettato la decisione di Cricrì di chiudere la loro relazione e avrebbe dato appuntamento alla vittima in  un luogo appartato in località “Boschetto”, alla periferia di Limpidi di Acquaro, dove Cricrì sarebbe stato ucciso con un oggetto contundente. Il corpo della vittima è stato poi cosparso di benzina e bruciato.