Il grido degli studenti vibonesi in ricordo di Giulia: "Basta violenze e femminicidi"
Questa mattina si è tenuta in piazza Martiri d’Ungheria, meglio nota come piazza Municipio, una manifestazione organizzata dagli studenti del Liceo “Morelli-Colao”, alla quale hanno aderito anche gli studenti degli altri istituti superiori vibonesi, per ricordare le vittime di femminicidio, in particolare la ventenne Giulia Cecchettin, che è stata brutalmente uccisa dall’ex fidanzato, l’ultima vittima della violenza di un uomo, se tale si può definire.
Una tragedia che ha sconvolto l’opinione pubblica, con i giovani che vogliono reagire a tali assurdi comportamenti che spesso sfociano in gravi delitti, purtroppo. Al megafono hanno voluto dire la loro, proprio di fronte ai “grandi”, agli adulti. C’erano, infatti, anche il preside Raffaele Suppa del “Morelli-Colao” e la dirigente dell’Iti-Itg, Maria Gramendola, nonché la sindaca Maria Limardo. (CONTINUA IN BASSO)

Quest’ultima ha voluto dire la sua in piazza. «Le donne esistono per essere amate, e non per essere sopraffatte. È bene che siano i ragazzi, proprio come quelli che vedo qui in piazza, a sollevare i cartelli e a portare avanti i messaggi di rispetto per le donne. Vi ringrazio per questi sentimenti che state portando con voi in questa piazza e per averci concesso di essere qui. E voglio concludere con una frase: “Chi ti ama veramente non ti teme, non ti usa, non ti ferisce e non ti tradisce, perché prima ancora di amarti ti rispetta”. È ora di dire basta alla violenza», ha detto Maria Limardo. (CONTINUA IN BASSO)

Sono seguiti diversi interventi delle giovani studentesse che hanno ribadito i loro pensieri. «Spesso pensiamo che non ci possa succedere nulla. Dobbiamo aprire gli occhi, perché Filippo Turetta era il classico ragazzo della porta accanto, il classico “bravo ragazzo”. Giulia stava inseguendo i suoi sogni, doveva solo discutere la tesi di laurea. Spesso gli uomini dicono che non sono tutti uguali: cari uomini, tacete e lasciate spazio alle vittime se dovete dire “Not all men”. Ringrazio, invece, coloro che sono qui a manifestare con noi», ha detto una delle ragazze. (CONTINUA IN BASSO)

Fra le giovani che hanno parlato c’è stata Marinella Daffinà, che in una toccante lettera ha puntato il dito contro i “grandi”, contro quei genitori indifferenti e contro un sistema che necessita di un vero e reale cambiamento. Ecco, di seguito, il testo da brividi della studentessa:
"Parliamo sempre degli effetti, ma mai delle cause. Patriarcato… Uomo-mostro… Maschio violento… Quante volte i termini sono utilizzati per nascondere, edulcorare responsabilità ben più profonde.
Quante volte ci si ferma in superficie, attribuendo un genere alla violenza ed al frutto della vostra incapacità genitoriale, cavalcando slogan che rendono collettiva una colpevole ignoranza.
Dalle sanguinanti ferite dei figli sgorga il liquido purulento delle vostre assenze, delle vostre incapacità a comprendere e ad ascoltare, del vostro comodo egoismo che elargisce senza limiti, timoroso degli scontri che aiutano a crescere.
Avete privato i giovani della tolleranza che una volta si apprendeva per strada e nei quartieri, dei sentimenti che scoppiettavano in una casa colma di vita, di odori e sapori, delle emozioni con cui un gioioso camino e pagine di racconti segnavano il cuore come marchio indelebile.
Avete creato degli asettici automi, storditi dal tutto e attratti dal niente, incapaci di sognare e desiderare, rendendo autostrade quelli che una volta erano difficili ma istruttivi sentieri. Ed ora, incapaci di guardare dentro l’abisso dove avete scavato, volete dare un senso a tutto il vuoto che avete generato.
Non patriarcato, né matriarcato in cui almeno i valori erano netti e definiti, ma banale, terribile, omicida assenza di responsabilità"
