I carabinieri eseguono in ben sei regioni 25 ordinanze di custodia cautelare (14 in carcere). Roberti: "Abbiamo sgominato la cosca di Mesoraca"

Oltre 200 carabinieri sono stati impegnati fin dalle prime ore del mattino per eseguire 25 ordinanze di custodia cautelare (14 in carcere) emesse dal gip del Tribunale di L'Aquila a carica di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, traffico di armi, estorsione, riciclaggio ed altro. Un'operazione che in codice è stata denominata "Isola Felice" perché la 'ndrangheta è riuscita ad infiltrarsi anche qui, nel centro Italia. In Abruzzo ed anche in Molise.  A vario titolo risultano indagate 149 persone. Sequestrati beni immobili ed attività commerciali in Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia, Lazio e Marche. Al centro dell'inchiesta elementi di spicco del clan Ferazzo di Mesoraca, provincia di Crotone.

Scacco al clan Ferrazzo. "Oggi abbiamo colpito la cosca dei Ferrazzo in modo definitivo". Ha detto in conferenza stampa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti. "Questa 'ndrina - ha aggiunto - che operava a livello transnazionale impiantandosi tra l'Abruzzo e il Molise è stata sradicata. Parliamo di un gruppo malavitoso che trafficava sia con la droga che con le armi". L'esponente di vertice, Felice Ferrazzo, è stato arrestato a San Giovanni degli Schiavoni (Campobasso) mentre al figlio Eugenio l'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata nel carcere di Ferrara dove già si trovava detenuto.

Caserma cc TermoliGli arrestati. Secondo quanto disposto dal gip dell'Aquila Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta della procura distrettuale antimafia, i 14 arrestati in carcere sono Felice Ferrazzo, Eugenio Ferrazzo, Maria Grazia Catizzone, Emilio Rossi, Mirko Marchese, Fabio Marchese, Mirko De Notaris, Rocco Perrello, Alina Elena Anton, Antonio Popolo, Carmine Farese, Francesco Scicchitano, Giuseppe Di Donato e Alessandro Contin. Gli arresti domiciliari sono stati concessi a sei persone: Antonio Nicola Morganella, Antonino Granata, Vincenzo Macera, Domingos Junior Catanzaro, Pasquale Gagliano e Olesia Molcanova.

Felice Ferrazzo

Ci sono, infine, cinque misure di obbligo di dimora nel comune di residenza e presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria per Tiziana Mila, Francesca Zullo, Costantino Petrucci, Espinoza Josè Maria Solarte e Orlando Iannarone.
Gli indagati a piede libero sono in tutto 149. Secondo quanto appreso da fonti investigative, irreperibili nel corso dell'operazione di oggi sono risultati la Anton tra i destinatari di custodia cautelare in carcere, la Zullo e Solarte tra quelli colpiti da obbligo di dimora. Tra le attività sequestrate, a San Salvo (Chieti) Bike& Car, a Termoli (Campobasso) Joker's Club, Slot Centro Studi, Accademia Biliardi La Garuffa, Nuovo Caffè-Deja vu e Molise Casa Costruzioni. A Termoli, infine, Pizzeria Napul'è 'o panzerott e Bar Planet Caffè. Il gip ha nominato amministratore giudiziario Francesco Pietrocola.

Franco Roberti

"L'intervento giudiziario di oggi - ha aggiunto Roberti - arriva al termine di un'azione investigativa partita nel 2010 a seguito dell'arresto operato dai carabinieri di Pescara a carico di uno degli indagati sorpreso con quasi un chilo di cocaina purissima. La qualità dello stupefacente ed altri elementi acquisiti nell'immediatezza dagli investigatori hanno determinato l'avvio di attività d'indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia dell'Aquila, nella persona del sostituto procuratore Antonietta Picardi, al fine di individuare i complici dell'arrestato e risalire la filiera che aveva permesso l'importazione dello stupefacente".

Fiume di cocaina dal Sudamerica. "Nel corso dei mesi successivi - ha ricordato Picardi - una serie di mirati arresti hanno consentito ai carabinieri di scoprire un autentico 'fiume' di cocaina che, dal Sudamerica giungeva sul territorio nazionale tramite disparate modalita' d'invio". A fine 2010 in collaborazione con la polizia argentina vennero sequestrati 8 chili di cocaina liquida presso l'aeroporto di Buenos Aires mentre erano in procinto di essere imbarcati verso l'Europa e destinati alla piazza abruzzese. La progressione delle indagini, caratterizzata da intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche nonchè da importanti arresti e sequestri di stupefacente, ha portato all'individuazione di una raffineria che l'organizzazione criminale aveva realizzato in un'abitazione di San Salvo, sequestrata nel maggio 2011. In quella occasione era stato registrato anche un primo importante sequestro di armi, con la scoperta di un deposito dove i criminali custodivano 5 pistole, giubbotti antiproiettile e jammer per il disturbo delle frequenze cellulari impiegate dagli investigatori per le attivita' di intercettazione. Alcuni mesi dopo segui', a Termoli, il sequestro di un autentico arsenale nella disponibilita' dell'organizzazione. Vennero sequestrate numerosi armi da guerra, tra cui kalashnikov, fucili a pompa, pistole e munizionamento. Ulteriori importanti sequestri di armi sono avvenuti in Piemonte e in Calabria e sono stati accertati traffici consistenti tra la Svizzera, le regioni settentrionali, la dorsale adriatica fino alla Calabria (anche utilizzando, per il trasporto, bus di linea solitamente utilizzati dagli emigranti) nonche' dai Balcani seguendo rotta marittima attraverso porti pugliesi.

Senza limiti.  Ulteriori ramificazioni sono state individuate in Campania (a Torre Annunziata), in Lombardia (a Mariano Comense, Varese ed altri centri di quella provincia), in Piemonte (nell'alessandrino) ed altrove. "Il Gip - ha spiegato la dottoressa Picardi - ha condiviso l'impostazione della Procura e pertanto, sia pur in attesa dei successivi vagli processuali, si ritiene sussistano consistenti elementi per affermare l'esistenza di un'associazione criminale di natura 'ndranghetista, con base tra San Salvo, Campomarino e Termoli, operante sotto l'egida della famiglia Ferrazzo e composta sia da calabresi e siciliani (diversi esponenti della famiglia Marchese di Messina sono stabilmente legati ai Ferrazzo da interessi economici e criminali) che da personaggi locali, per lo piu' appartenenti alla piccola criminalita' abruzzese e molisana che, nel tempo, hanno fatto 'il salto di qualita'' affiliandosi alla criminalita' organizzata".

Riti di affiliazione. Non a caso nel corso delle indagini e' stata documentata l'affiliazione tramite emblematiche cerimonie che prevedono giuramenti davanti a 'santini' ed altre immagini sacre insieme a rituali di chiara matrice pagana. "L'analisi degli avvenimenti, con particolare riferimento alla pressione criminale esercitata su un territorio relativamente circoscritto al vastese e al litorale molisano, e la conferma fornita da alcuni collaboratori di giustizia - ha quindi osservato il sostituto procuratore della Dda - permette di affermare che l'ascesa del clan Ferrazzo in Abruzzo e Molise e' stata in qualche modo resa possibile dalla 'caduta' del clan Cozzolino, precedentemente egemone sul territorio, decimato dalle indagini dell'operazione 'Adriatico' che la Procura aquilana ha sempre sviluppato con i carabinieri. Il coordinamento della Procura nazionale antimafia e' stato indispensabile dal momento che ha curato numerose convergenze investigative con altre procure italiane nonche' la consistente attivita' rogatoriale promossa presso le autorita' giudiziarie di Argentina, Svizzera ed altre nazioni europee. Al tempo stesso - ha detto infine la dottoressa Picardi - i carabinieri hanno potuto sollecitare l'intervento di collaterali forze di polizia estere grazie al coordinamento di Interpol e della Direzione centrale per i servizi antidroga".