Un territorio sospeso tra il rischio imminente di una totale desertificazione antropica e l’orgogliosa volontà di resistere, invertendo la rotta attraverso idee innovative e sinergie istituzionali. È questo il quadro emerso dal partecipato incontro-dibattito dal titolo “Serre e Alto Mesima: dalla tragedia demografica alla rinascita dei territori”, tenutosi venerdì scorso presso il Centro di aggregazione giovanile di Melicuccà di Dinami. L'evento, promosso dal sindaco della cittadina ospitante, Antonino Di Bella, ha riunito allo stesso tavolo studiosi, docenti universitari e numerosi primi cittadini dell'area vibonese e delle Serre, decisi a fare fronte comune contro l'isolamento e lo spopolamento.

I numeri della crisi: un autentico tsunami demografico

Dopo i saluti introduttivi del primo cittadino di Dinami, il dibattito è entrato nel vivo con l'intervento di Giovanni Durante, studioso dell'Osservatorio Regionale Demografico (ORD). Si tratta di un nuovo soggetto associativo nato proprio con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi demografica calabrese. Durante ha tracciato un'analisi statistica minuziosa e a tratti impietosa dei territori interessati, parlando apertamente di una vera e propria emorragia di capitale umano. "I nove comuni dell'Alto Mesima sono passati in settanta anni da 30.002 a 13.075 anime, con un calo del 56,42%. I dodici centri delle Serre, che nel complesso avevano 39.055 abitanti, oggi ne contano appena 17.338, registrando un -55,61%".

Il dato più allarmante, secondo lo studioso, risiede però nel ribaltamento strutturale della popolazione: nel 1991 l'area contava 7.174 anziani e 8.977 giovani (sotto i 14 anni), oggi si registrano ben 8.544 anziani a fronte di soli 3.458 giovani. Un crollo della natalità strutturale (Alto Mesima -68,73% e Serre -55,35%) che fa intravedere, in assenza di interventi strutturali entro un decennio, uno scenario di totale desertificazione da Vibo a Soverato. "Quello che ci deve preoccupare - ha sottolineato Durante - è anche la profonda modifica intervenuta nella composizione strutturale della popolazione di queste aree dal momento che il rapporto tra la popolazione con meno di 14 anni e quella di 65 anni si è completamente ribaltato. Se infatti nel 1991 vi erano 7.174 anziani e 8.977 giovani, oggi in queste area vi sono solo 3.458 giovani a fronte di 8.544 anziani. Un autentico tsunami demografico frutto non solo dell'invecchiamento della popolazione ma anche del crollo della natalità (Alto Mesima -68,73% e Serre -55,35%) e del vistoso calo della popolazione giovanile (Alto Mesima -62,25% e Serre -57,83%). Numeri incontestabili dinanzi ai quali se non si interviene in un lasso di tempo di un decennio con interventi non episodici ma strutturali si andrà incontro da Vibo a Soverato ad uno scenario di desertificazione antropica". 

Il concetto di "restanza" e i nuovi modelli di sviluppo

A delineare le possibili vie d’uscita è stata la professoressa Alessandra Corrado, sociologa ed esperta dell'Università della Calabria (UNICAL). La docente ha invitato a guardare alle aree interne non come a territori marginali, ma come a scrigni di ricchezza economica, culturale e paesaggistica. Corrado ha rilanciato il concetto di "restanza", da intendere non come una sterile rivendicazione, bensì come una strategia precisa che fa perno sull’accoglienza. Citando il modello virtuoso del comune di Camini, la sociologa ha evidenziato come l’arrivo di nuovi residenti possa rivitalizzare l’economia locale.

La docente ha inoltre criticato i modelli di sviluppo importati, come la cementificazione selvaggia vista in Spagna o il mito del turismo di massa inteso come panacea di tutti i mali. La vera svolta, secondo la sociologa dell'UNICAL, deve partire da un'agricoltura multifunzionale che coniughi produzione e tutela della natura, offrendo una qualità della vita elevata grazie a un ambiente ancora incontaminato.

La voce dei sindaci: trasporti, sanità e il nodo dei servizi

Il dibattito si è arricchito con le testimonianze dei sindaci presenti, che affrontano quotidianamente l'emergenza in prima linea. Gennaro Crispo (Simbario), che ha elencato dettagliatamente debolezze e punti di forza dei centri interni della provincia ha aperto la serie di interventi, seguito da Antonio Rosso (Spadola), il quale ha ricordato la dimensione a misura d'uomo dei piccoli borghi come potenziale attrattiva rispetto al caos cittadino. Di tenore più politico l’intervento di Antonino Schinella (Arena), che ha invocato investimenti straordinari e strategici sulla sanità pubblica, criticando la "polverizzazione" dei finanziamenti in micro-opere inutili.

Sul legame tra servizi e spopolamento si è soffermato anche Francesco Angilletta (Mongiana), parlando della necessità di spezzare il circolo vizioso per cui la perdita di servizi allontana i residenti. Francesco Fazio (Fabrizia) ha invece portato l'esempio concreto del suo comune, dove una gestione oculata della spesa e l'attrazione di investimenti privati hanno permesso la riapertura di attività nei settori del legno e delle acque minerali.

Dura la metafora utilizzata da Fabio Signoretta (Ionadi): «Chi amministra la Regione oggi rischia di essere solo l'amministratore di sostegno di un paziente che sta per morire». Signoretta ha proposto di puntare sulle vocazioni specifiche di ogni borgo, citando il progetto "Borgo Erasmus" nella frazione di Nao. Vincenzo Caruso (Pizzoni) ha invece puntato il dito contro l'isolamento stradale, denunciando l'impossibilità per i comuni di intervenire su arterie provinciali ormai impraticabili che penalizzano il diritto alla salute e alla mobilità.

Tra burocrazia e speranza: la revisione dello SNAI e la cultura

La critica alla burocrazia centrale è arrivata anche da Sergio Cannatelli (Sorianello), che ha contestato i criteri della Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI): «Un algoritmo penalizzante per le nostre zone. Chiederò all'assessore regionale Gallo una rivisitazione per includere i nostri comuni». Cannatelli ha anche appoggiato l'idea del sindaco di Dinami sulla defiscalizzazione degli immobili vuoti, lamentando la beffa di ottenere milioni per le scuole per poi vederle svuotate dal dimensionamento scolastico.

In conclusione, Fortunato Giordano (Mileto) ha denunciato la storica sperequazione di risorse tra i comuni del Mezzogiorno e quelli del Centro-Nord, esortando a investire sulla rigenerazione urbana senza ulteriore consumo di suolo. A chiudere i lavori, con un messaggio di forte determinazione, è stata Rosanna Tassone (Brognaturo), che ha illustrato i progetti innovativi del suo comune sulla misurazione della qualità dell'aria e sulla valorizzazione delle piante officinali in collaborazione con l’Università di Bologna. «Dobbiamo uscire dall'ordinario e investire sulla cultura», ha concluso la sindaca, «rifiutando l'idea che il destino di questi paesi sia segnato».