La premessa è necessaria perché sia chiaro che l’intento non è polemico, né vuole essere il solito piagnisteo di meridionali fatalisti e rassegnati ad essere ultimi.
La premessa è per ribadire che siamo sempre al fianco dei lavoratori, che rispettiamo in quanto tale, qualunque sia il loro lavoro, purché si tratti di lavoro vero, riconosciuto e… giustamente retribuito. Altra precisazione è che la ditta incaricata ha opportunamente avvisato in anticipo i residenti. Lo ha fatto attraverso l’affissione di manifestini – comunque, piccoli e poco visibili – appesi lungo le vie interessate.
Ciò detto, già da questa precisazione nasce la domanda; è mai possibile che ancora oggi accadano questi fatti? e con queste modalità? Come se non fossimo nel ventunesimo secolo? Come se la tecnologia ed i mezzi di supporto fossero fermi agli inizi del ventesimo secolo?
Questi i fatti.
La società e-distribuzione, braccio operativo dell’Enel, è chiamata ad effettuare alcuni lavori – evidentemente, necessari e non più rinviabili – in base ai quali vi è l’esigenza di predisporre l’interruzione di energia elettrica; di conseguenza, emette un avviso che viene affisso lungo le vie coinvolte nei lavori. Già questa modalità di comportamento dimostra un certo dilettantismo – apprezzabile, per quanto censurabile, se si dovesse avere a che fare con giovani artigiani, decisamente biasimevole se si considera che l’azienda vanta essere un gruppo leader nel settore, dall’alto livello professionale e nella disponibilità di mezzi certamente all’avanguardia – non è ammissibile che ci si limiti a dei foglietti sistemati in maniera talmente precaria ed approssimativa che offrono al vandalo di turno di poterli strappare senza nemmeno troppo sforzo (chi lo ha fatto, è da annoverare senza dubbio tra i cretini, tali da non comprendere il danno provocato, ma…!).
Eppure, il problema non è questo, anzi…
L’interruzione di energia elettrica avviene in pieno orario di un giorno lavorativo coinvolgendo un’ampia area del centro storico di Vibo Valentia. Si tratta di un’area nella quale insistono non solo abitazioni private di cittadini, ma anche una scuola media, diversi uffici, professionali e medici, agenzie di servizio per il pubblico, bar, ristoranti, aziende del cosiddetto terziario, che sarà pure terziario ma comunque di forte impatto economico e sociale. Com’è possibile agire così semplicemente non prendendo in considerazione i disagi, anche economici, che un black-out così prolungato provoca?
Com’è possibile agire così superficialmente non prendendo in considerazione la possibilità di offrire soluzioni alternative per garantire la continuità di un servizio (si pensi ai banali – eecchi ma ancora validi, utili – gruppi elettrogeni, ad esempio) del quale ormai non si può più fare a meno, soprattutto negli uffici (senza energia elettrica, non funzionano né computer né wi-fi, oltre agli altri apparati elettronici; nemmeno le autoclave per l’erogazione dell’acqua!)?.
Succede questo a Vibo Valentia, città capoluogo di provincia della periferica Calabria. Succede così anche a Milano, Roma, Bologna, Napoli, Torino? Ma anche a Piacenza, Brescia Asti, Verona, Bolzano, Lecco, Rimini, Pistoia?
Può accadere tutto questo l’11 ottobre 2023, nel ventunesimo secolo?