La Cassazione revoca degli arresti domiciliari per consigliere comunale (NOME)
La Sezione VI della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla Procura di Catanzaro contro la decisione del tribunale di revocare gli arresti domiciliari a carico di Sergio Costanzo, ex consigliere comunale di Catanzaro. Il giudice della Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza dell’operato del tribunale e accogliendo le tesi difensive del legale Gregorio Viscomi.
La Procura aveva sostenuto che Costanzo, nella sua qualità di consigliere di minoranza, avesse agito come promotore e organizzatore di un presunto sistema illecito finalizzato alla gestione illegittima di alloggi ATERP, in cambio di somme di denaro o altri vantaggi. In particolare, gli era contestato il reato di omissione di atti d’ufficio e la corruzione relativa alla pratica di un commerciante ortofrutticolo, coinvolto in un procedimento per demolizione di un immobile abusivo. Secondo l’accusa, Costanzo avrebbe fatto pressioni sui funzionari per agevolare pratiche irregolari.
Tuttavia, il Tribunale di Sorveglianza non ha riscontrato la gravità degli indizi di colpevolezza. I giudici hanno sottolineato che, a differenza di quanto emerso per il coindagato Vincenzo Celi, non risultano elementi che colleghino Costanzo alle presunte attività fraudolente. Le intercettazioni e le testimonianze non citano il consigliere come parte attiva di alcun accordo corruttivo, né indicano sollecitazioni a funzionari per compiere atti illeciti. Gli unici episodi rilevanti sembrano riferirsi a un interesse persistente, ma legittimo, nel seguire pratiche amministrative di cittadini.
Il Tribunale ha inoltre escluso la sussistenza di uno scambio corruttivo tra Costanzo e il commerciante. Anche il gesto di ringraziamento, consistente in un piccolo regalo durante le festività, è stato considerato insufficiente a configurare un vantaggio illecito.
La Corte di Cassazione ha confermato che il ricorso del Pubblico Ministero non poteva essere accolto. Le contestazioni erano infatti basate su una diversa interpretazione dei fatti, mentre il ruolo della Suprema Corte è limitato a verificare la logica e la congruenza della motivazione dei giudici di merito, senza rivalutare le prove.
In sintesi, la pronuncia della Corte conferma che Sergio Costanzo è estraneo alle presunte irregolarità commesse dal coindagato Celi e che le accuse di corruzione e concorso in associazione a delinquere non trovano riscontro oggettivo nel materiale probatorio.
